Se c’è una cosa che odio, è il gruppo whatsapp delle mamme, seguito a ruota da quello PT ovvero parents and teachers, o come si dice in Italia il famoso gruppo genitori e insegnanti.
L’utilità di questi gruppi, in teoria, esiste: serve per le comunicazioni relative ai corsi, alle classi, alle riunioni, alle attività secondarie da organizzare...
In pratica, non servono a un ca**o.
La dimostrazione più evidente è che l’altra mattina, mentre caricavo con affetto il trio ENI in auto per portarli alle scuole (eh già, perché le piccole non sono ancora in linea con il grande e quindi frequentano istituti diversi) mi arriva un messaggio.
Salgo in auto e prima di mettere in moto lo leggo.
Quiz per conoscerci meglio.
La mia reazione si può benissimo immaginare.
Poi però, giustamente, mi sono detta: cosa mi stupisco a fare se ci sono ancora persone in teoria adulte che lo fanno sui social e sui blog?
E magari fossero i ragazzi, questa generazione sempre bistrattata e trattata malissimo anche se non lo merita!
No, sono quelli degli anta.
Quelli che ormai avrebbero dovuto superare l’adoficienza (unione delle parole adolescenza e deficienza) da un bel pezzo per entrare nell’età della ragione.
Li vedi ancora con post come: dieci, venti, cento domande per conoscermi meglio, oppure vediamo quanto mi conoscete.
Ovvia considerazione: ma questa gente si crede sul serio così importante?
Gli è mai passato per il cervello (ma ne hanno uno?) che forse al resto del mondo non gli interessa nulla di loro, che succedono cose più grandi e molto più importanti della loro esistenza?
Senza poi tenere conto del fatto che sbattere tutto in rete, dalle informazioni sensibili alle fotografie, è molto pericoloso visto come vanno oggi le cose.
Conclusione: il narcisismo social-blogger non è ancora passato di moda. La deficienza nemmeno.
L’utilità di questi gruppi, in teoria, esiste: serve per le comunicazioni relative ai corsi, alle classi, alle riunioni, alle attività secondarie da organizzare...
In pratica, non servono a un ca**o.
La dimostrazione più evidente è che l’altra mattina, mentre caricavo con affetto il trio ENI in auto per portarli alle scuole (eh già, perché le piccole non sono ancora in linea con il grande e quindi frequentano istituti diversi) mi arriva un messaggio.
Salgo in auto e prima di mettere in moto lo leggo.
Quiz per conoscerci meglio.
La mia reazione si può benissimo immaginare.
Poi però, giustamente, mi sono detta: cosa mi stupisco a fare se ci sono ancora persone in teoria adulte che lo fanno sui social e sui blog?
E magari fossero i ragazzi, questa generazione sempre bistrattata e trattata malissimo anche se non lo merita!
No, sono quelli degli anta.
Quelli che ormai avrebbero dovuto superare l’adoficienza (unione delle parole adolescenza e deficienza) da un bel pezzo per entrare nell’età della ragione.
Li vedi ancora con post come: dieci, venti, cento domande per conoscermi meglio, oppure vediamo quanto mi conoscete.
Ovvia considerazione: ma questa gente si crede sul serio così importante?
Gli è mai passato per il cervello (ma ne hanno uno?) che forse al resto del mondo non gli interessa nulla di loro, che succedono cose più grandi e molto più importanti della loro esistenza?
Senza poi tenere conto del fatto che sbattere tutto in rete, dalle informazioni sensibili alle fotografie, è molto pericoloso visto come vanno oggi le cose.
Conclusione: il narcisismo social-blogger non è ancora passato di moda. La deficienza nemmeno.
