Sembra una favola, di quelle che leggi sui libri.
O anche un film d’avventura, di quelli che Eddie ci fa vedere e rivedere fino alla nausea perché lui da grande vuole fare Lindiana Jones. Parole sue.
Eravamo di ritorno da un viaggio di una settimana alla scoperta dell’antica città degli zar, complice la chiusura della scuola per una breve vacanza, fermi alla stazione in attesa del treno.
E arriva lei.
Cammina sul marciapiede, indecisa.
Nera come la notte, salvo una chiazza bianca sul musetto.
Cammina in modo goffo, ogni tanto casca.
E io la prendo in braccio, spinta da quell’istinto che solo le mamme hanno.
Il treno se ne va. Noi siamo nello studio di un bravo veterinario che, dopo avere contattato la polizia, constata che la cagnolina che abbiamo trovato alla stazione non appartiene a nessuno.
Errore.
Siamo tornati a casa con un giorno di ritardo, abbiamo con noi Anastasia Lindiana (nome scelto dal Trio), pacchi di crocchette, il nome di quello che sarà il nostro veterinario da adesso in poi, una serie di cose da comprare e una cuccia.
Dove credo che Anana (idea di Marito, facciamo la contrazione dei due nomi! Che genio che ho sposato!) non dormirà mai visto che la prima notte l’ha trascorsa in mezzo a me e Marito.
L’unica che ancora non ha capito bene cosa è successo è Mina (nome completo Micina Nerina, indovinate chi ha contratto il nome), la nostra gattina di due anni che mi fissa incredula e poco convinta.
Mina, hai una sorellina, le dico.
Mi fissa e senza parlare risponde: umana, avevo chiesto un tempio in mio nome, non una cucciola e per giunta di cane. Umana, non ci siamo.
Poi però Mina si infila nel letto e dopo aver dato un paio di sberle ad Anana, giusto per farle capire chi comanda in casa, le si addormenta accanto.
Poi arriva anche il Trio, così le cucciole non si sentono sole perché non si può dormire lontani.
Io e Marito finalmente siamo crollati dal sonno, ai poli opposti dal letto.
O anche un film d’avventura, di quelli che Eddie ci fa vedere e rivedere fino alla nausea perché lui da grande vuole fare Lindiana Jones. Parole sue.
Eravamo di ritorno da un viaggio di una settimana alla scoperta dell’antica città degli zar, complice la chiusura della scuola per una breve vacanza, fermi alla stazione in attesa del treno.
E arriva lei.
Cammina sul marciapiede, indecisa.
Nera come la notte, salvo una chiazza bianca sul musetto.
Cammina in modo goffo, ogni tanto casca.
E io la prendo in braccio, spinta da quell’istinto che solo le mamme hanno.
Il treno se ne va. Noi siamo nello studio di un bravo veterinario che, dopo avere contattato la polizia, constata che la cagnolina che abbiamo trovato alla stazione non appartiene a nessuno.
Errore.
Siamo tornati a casa con un giorno di ritardo, abbiamo con noi Anastasia Lindiana (nome scelto dal Trio), pacchi di crocchette, il nome di quello che sarà il nostro veterinario da adesso in poi, una serie di cose da comprare e una cuccia.
Dove credo che Anana (idea di Marito, facciamo la contrazione dei due nomi! Che genio che ho sposato!) non dormirà mai visto che la prima notte l’ha trascorsa in mezzo a me e Marito.
L’unica che ancora non ha capito bene cosa è successo è Mina (nome completo Micina Nerina, indovinate chi ha contratto il nome), la nostra gattina di due anni che mi fissa incredula e poco convinta.
Mina, hai una sorellina, le dico.
Mi fissa e senza parlare risponde: umana, avevo chiesto un tempio in mio nome, non una cucciola e per giunta di cane. Umana, non ci siamo.
Poi però Mina si infila nel letto e dopo aver dato un paio di sberle ad Anana, giusto per farle capire chi comanda in casa, le si addormenta accanto.
Poi arriva anche il Trio, così le cucciole non si sentono sole perché non si può dormire lontani.
Io e Marito finalmente siamo crollati dal sonno, ai poli opposti dal letto.
