Il primo volume della saga Quartetto
ottomano, il capolavoro dell’autore turco Ahmet Altan.
L’autore ci offre un romanzo di rara
intensità e uno spaccato dell’Impero Ottomano ormai declinante, sconvolto da
conflitti etnici e spinte moderniste.
«A poco a poco moglie e marito
scoprivano che fare l’amore dava molto più piacere quando ci si allontanava
dall’innocenza, che tra la colpa e il piacere c’era un’incredibile relazione,
che niente solleticava quanto il peccato; la trasgressione li separava dal
mondo degli innocenti e li avvicinava incredibilmente».
La giovanissima Mehpare Hanim, donna di
straordinaria bellezza, viene presa in moglie da Sheyh Efendi, uomo religioso e
tormentato dai sensi di colpa per il forte richiamo alla sensualità. Gli stessi
sensi di colpa che lo porteranno a ripudiare Mehpare, e a condannarla alla
triste nomea di donna-strega, perturbatrice del tradizionale primato maschile
Proprio in quel periodo il giovane
Hikmet Bey, figlio del medico di corte del sultano, torna da Parigi dove è
cresciuto con la madre dopo il divorzio dei genitori, per lavorare a corte.
L’incontro casuale con la bella Mehpare
accende l’improvvisa fiamma dell’amore, ma il matrimonio che ne consegue
rivelerà l’apparente inconciliabilità di due mentalità opposte: quella
occidentale e liberale di Hikmet e quella orientale, religiosa e integralista
di Mehpare.
L’ultimo atto di questa intensa saga
familiare descrive con esattezza il contrasto delle passioni e delle remore,
dei freni morali e delle tentazioni che turbano i protagonisti sullo sfondo di
un più generale sconvolgimento: quello di una Turchia leggendaria, titanica,
feroce, alle prese con la propria vacillante identità.
Un romanzo coinvolgente e implacabile
che ci trasporta in un tempo sospeso tra Parigi e Istanbul.
