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Nerd? Ma anche no!


Se c’è una specie di “strani animali” che non mi piace è quella dei nerd.
Sono dappertutto, ovunque ti volti c’è un nerd. Anche la rete pullula di nerd.
Io pensavo che quella dei nerd fosse una generazione nata negli anni Cinquanta (periodo in cui il termine è stato coniato negli Stati Uniti) e morta con l’avvento del nuovo Millennio.
Invece no!
Non solo chi ha passato o è vicino agli “anta” si vanta di essere nerd, ma anche persone della mia età che dovrebbero quanto meno avere il cervello orientato verso il futuro.
Invece no.

Così ecco questi insopportabili esseri affamati di tutto quello che è legato agli anni Settanta/Ottanta/Novanta, che pensano di sapere ogni cosa su fumetti, videogames, gadgets, cartoni animati, serie tv e mode ormai passate da... boh, da una vita, credo, ma purtroppo sempre riproposte in odiose salse indigeribili.

Ha senso parlare di cultura nerd?
No, assolutamente no.
L’essere nerd è una moda, un atteggiamento, una scusa per parcheggiare la mente nella fase adolescenziale della vita per non uscirne più.
Ma non è una cultura.

Il fatto che un nerd sia appassionato per esempio di un fumetto come Topolino non significa che sia una persona acculturata.
Magari anche Stephen Hawking è stato un ammiratore di Topolino, ma di sicuro non si è fossilizzato sulle sue vignette.

Fra l’altro molti sondaggi dicono che i nerd sono le persone più misogine, omofobe e razziste che esistono e non quei simpaticoni impacciati e molto teneri che invece molti credono:

“Il paradosso di quanto raccontato sino ad ora è che la narrativa della cultura nerd di fatto ha accomunato gruppi di persone che proprio per i loro interessi spesso sono stati emarginati, creando così una comunità in cui potersi sentire liberi e accettati.
All’interno di questa comunità tuttavia si riproducono meccanismi di emarginazione, condanna e anche violenza verso tutti quei soggetti ritenuti diversi, non adatti a portare avanti l’evoluzione e la vita della comunità.”

Al punto che serie televisive famose, fra cui la tanto amata The Big Bang Theory, sono al centro di accuse e discussioni in merito a questi lati negativi che continuano ad essere messi in evidenza e fatti passare per “atteggiamenti ironici e spassosi”.

Vale quindi la pena di essere davvero nerd?
Io credo di no.
È ora di crescere, di lasciarsi ciò che è passato alle spalle e creare una nuova cultura.
Magari quella della generazione evoluta.



Tutto deve andare avanti

Tutto riprende.
Lentamente, in modo incostante, come se mi trovassi a bordo di una zattera in balia dei venti capricciosi.
Ogni giorno faccio sempre più mia la consapevolezza del lutto, del fatto che devo proseguire da sola senza mia madre.
Lo faccio mettendo le sue cose in tante scatole, scegliendo cosa tenere e cosa no, guardando le fotografie che ci ritraggono insieme, usando la sua tazza preferita per fare colazione, dormendo con la sua coperta addosso.
Lo faccio respirando piano piano, cercando di pensare che forse un giorno mi abituerò alla sua assenza.
Lo faccio e basta, perché si dice che la vita è come uno spettacolo: finché ci sei, devi stare sul palcoscenico e andare avanti.
Show must go on.

Grazie di cuore a tutti voi che mi siete stati vicino e mi avete sostenuta.

I voltagabbana


Perché si dice voltagabbana?
Il nome deriva dalla gabbana, una sorta di cappotto double face nato nel Medioevo che in seguito venne usato anche da contadini, operai e militari.
Questi ultimi, se disertavano, indossavano la gabbana al contrario per non farsi riconoscere.
Ecco da dove nasce il termine “voltagabbana” che per estensione oggi si usa anche con le persone che cambiano spesso opinione e mutano i loro comportamenti in modo da ottenere sempre il massimo vantaggio.

Oriana Fallaci scriveva:
“Dio, quanto mi fanno schifo i voltagabbana! Quanto li odio, quanto li disprezzo!
I voltagabbana in Italia sono sempre esistiti in abbondanza: d’accordo.
Io mi diletto di Storia, e so bene che gli italiani sono sempre stati dei voltagabbana.
Per rendersene conto basta ricordare come si comportarono i sindaci toscani ai tempi degli Asburgo-Lorena. Come saltavano dal Granduca a Napoleone e da Napoleone al Granduca.
Però mai quella sconcezza ha raggiunto le vette disgustose di oggi.
E la cosa più tremenda sai qual è?
È che, essendovi abituati, gli italiani non se ne scandalizzano affatto.
Anzi si meravigliano se uno resta fedele alle sue idee.”

Come darle torto?
In quest’ultimo periodo, soprattutto in rete, di voltagabbana ne ho visti tanti.
Gente che non seguiva certi blogger per “motivi morali” a cui diceva di essere profondamente ancorata ma che poi (complice forse la televisione?) è tornata a seguirli con fervente passione.

Mi schifano i voltagabbana, le banderuole che vagano sempre senza un precisa destinazione e che seguono la corrente del più forte.
Coloro che ripudiano le loro convinzioni e le cambiano più rapidamente dei calzini, che non sono coerenti in pensieri e azioni, che mutano peggio dei camaleonti.

Perché è vero che si possono prendere strade alternative ma certe cose, come la morale e i propri valori, quelli non si possono cambiare.

Opera dell'artista Jan Fabre

Maledette malelingue!

fonte immagine-BESTI.IT


Sovente, se si dice “taglia e cuci” si è soliti pensare ad ambiti professionali come la sartoria o la medicina.
Nell’ipermercato dove lavoro io il taglia e cuci è invece la malevola arte del pettegolezzo.
Tante delle mie colleghe sono delle odiose gossippare che hanno sempre da dire (o da inventare) qualcosa su tutto e tutti, dalla vicina di casa alla collega che è stata appena promossa (eh, chissà cosa avrà fatto. Magari ha ottenuto la promozione lavorando, scema che non sei altro, e non dandosi tatticamente malata ogni venerdì come fai tu per poi tornare martedì al lavoro!), ad amici e parenti, al tizio che passa per strada, al personaggio famoso di turno.
Poi mi guardo un po’ intorno, anche nel mondo dei blog e del social, e vedo che pure qui il pettegolezzo abbonda.

Tutta gente che, mi raccomando, dice apertamente di odiare i pettegolezzi e che non sparlerebbe mai di nessuno ma poi parla, scrive, straparla e giudica perché questa gente amante del gossip e dello sparlare è tutta “gente che sa, che sta sul pezzo”.
Uomini e donne (sì perché il pettegolezzo è anche maschile) che poi in realtà non sono sul pezzo ma sono solo dei gran pezzi...
Però loro sanno tutto di tutti, vedono e sentono ogni cosa, prevedono addirittura il futuro delle persone su cui spettegolano e si inventano sempre delle grandi storie.
Per forza, dico io, se non hai un cazzo da fare tutto il giorno e la tua vita fa talmente schifo che persino lo schifo ti disdegna, per forza che finisci con inventarti pettegolezzi su qualsiasi cosa ti passa per la mente.

E pensare che c’è chi dice che il pettegolezzo fa bene, è un antistress, anzi dà pure un certo prestigio sociale a chi lo pratica quotidianamente, è un collante per la società.
Volete sapere la mia?
Sono tutte cazzate.

Il pettegolezzo non è una bella cosa, viene sempre fatto con cattive intenzioni, con il proposito di screditare qualcuno (meglio se famoso o se non lo si conosce, così il gossipparo scansa pure il vaffa che si merita) e acquisire una certa notorietà.
Il problema generato dal pettegolezzo è che tra la persona che ha messo in giro determinate voci e la vittima di tale pettegolezzo vi è una schiera di personaggi stupidi che anziché tentare di frenare le male lingue e spegnere il pettegolezzo attraverso un ascolto e un’osservazione critica dell’accaduto e delle voci, si fa prendere la mano e si rende complice della diffusione del pettegolezzo senza accertarsi se si tratti di un’informazione vera o meno per paura di finire a sua volta fra le grinfie del gossipparo di turno.
Così il pettegolezzo continua a dilagare.

Dante aveva trovato tanti bei posti all’Inferno per chi calunniava il prossimo e persino Papa Francesco, di recente, si è schierato contro il pettegolezzo definendolo un reato come l’omicidio.
Vi sembra esagerato?
A me no, dal momento che tanta brava gente è stata distrutta dai pettegolezzi e alcuni hanno anche perso la vita schiacciati dal peso delle calunnie messe in giro dai gossippari.
Beati i tempi in cui chi spettegolava a destra e sinistra veniva punito con la mordacchia!

Conclusione?
Prima di darsi al pettegolezzo la gente dovrebbe pensare a due cose.
La prima è che a farsi i caxxi propri si campa cent’anni e non è tanto un modo di dire.
La seconda è l’aneddoto di Socrate.
A un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul conto di un altro, Socrate chiese: «Hai passato la tua intenzione ai tre colini?».
Interpellato su cosa volesse dire con questa frase, Socrate spiegò:
«Uno: sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera? Due: sei sicuro che stai per dirmi una cosa buona? Tre: sei sicuro che sia proprio utile che io lo sappia?».
L’amico comprese e rinunciò al suo proposito.





E mi tolgo i sassolini dalle scarpe!

A Natale siamo tutti più buoni, così si dice.
Io ho cercato di essere più buona, anche nel mondo del web, ignorando alcune sgradevoli persone e i loro comportamenti riprovevoli.

Tuttavia è arrivato Capodanno ed è giunto il tanto sospirato momento di togliersi i sassolini dalle scarpe verso tutti/e quei/quelle blogger che si sono resi insopportabili e in special modo con la “Buhaiola” che è stata finalmente illuminata dalla saggia mano di Aristotele e ha creato un sillogismo davvero rivoluzionario.

Non è quello su Socrate, che tutti conosciamo.
È il sillogismo della Blogsfera.
La “Buhaiola” ha infatti affermato che tutta la blogsfera (quella parte di mondo virtuale composta da blogger) fa il mestiere più antico del mondo.
Da questa premessa maggiore deriva una premessa minore, ovvero che anche la “Buhaiola” è una blogger in quanto proprietaria di un blog sul quale scrive.
Ne risulta una conclusione per la quale anche la “Buhaiola” fa il mestiere più antico del mondo e con ottimi risultati.

Finalmente!
La “Buhaiola” si è autodefinita, ha trovato il modo perfetto per dire al mondo chi è e cosa fa anche nella vita fuori dal blog!
E l’esempio di come anche creature dotate di un intelletto davvero misero sono capaci, una tantum, di esprimere pensieri coerenti.
È la realizzazione di ciò che Socrate diceva ovvero che il male è generato dall’ignoranza: essendo la “Buhaiola” degna figlia dell’ignoranza, è naturalmente portata a pensare male degli altri e a fare gratuitamente del male.

Detto ciò si butta via il vecchio e come consuetudine si volta pagina dando spazio al nuovo.
A tutti i miei amici veri, dentro e fuori dal web, auguro uno splendido 2019 che porti loro solo cose buone.
Agli altri (compresa la “Buhaiola”) il 2019 che si meritano.



È sempre colpa di Satana!!!!


Lucifero è diventato famoso, ancora più famoso di quanto non sia mai stato.
Dopo la famosa serie tv che grazie alla Netflix vedrà finalmente la quarta stagione, ora il Diavolo ritorna in televisione grazie a Cristiano Ceresani.
Chi è costui?
Ahinoi, è il Ministero della Famiglia e della Disabilità (in teoria, e solo a livello mentale, lui rappresenta la seconda voce di questo Ministero), e già questo dice molto sul fatto che in Italia le cose non vadano benissimo.

(Cristiano Ceresani)

Ma che è successo, esattamente?
È successo che il cambiamento climatico è colpa di Satana.
“Lo dice a Uno Mattina, supportato dal “dato teologico” della parusia, cioè della fine dei tempi.
Il cambiamento climatico è colpa di Satana, che agisce come forza trascendente nel cuore dell’uomo.
A parlare così è il capo di gabinetto del ministero della Famiglia e della disabilità Cristiano Ceresani, in trasmissione per presentare il suo libro Kerygma, Il Vangelo degli ultimi giorni.
Alle domande dei conduttori, che gli chiedono se il surriscaldamento globale sia o meno colpa dell’uomo, lui risponde:
“È ovviamente colpa dell’uomo, della sua incuria, della sua avarizia, della sua ingordigia. Se abbiamo calpestato questo pianeta che è l’unico che abbiamo e che non possiamo sostituirlo è colpa dell’uomo. Ma – aggiunge – nell’uomo, come nella storia umana, agiscono forze trascendenti”.
Poi spiega meglio: “Nel cuore dell’uomo agisce la tentazione. Io nel libro cerco di spiegare come il fatto che Satana negli ultimi tempi che precedono la parusia sarà scagliato sulla Terra con grande furore sapendo che gli resta poco tempo, proprio per prendere di mira il creato e la creazione è un dato teologico. Dinanzi a questo dato teologico, io faccio delle domande dico: perché ci viene rivelata questa cosa? Cioè, perché andando a leggere nelle scritture questo tema dello sconvolgimento finale viene evocato? Lo paragono a quel che accade oggi, e quel che accade oggi è qualcosa del tutto inedito nella storia dell’umanità, che non è mai accaduto e gli scenari che abbiamo ce li hanno raccontati prima, sono molto molto pericolosi per la sopravvivenza del genere umano”. 
Intorno i volti interdetti di pubblico e conduttori che, però, rimangono in silenzio.”

Inutile dire che sui social, tutti i social, si è scatenata una serie di reazioni impietose.
Adesso, io non sono per la caccia alle streghe e penso sempre che ognuno abbia il diritto di esprimere il suo pensiero, stando però nei limiti dell’intelligenza e del normale buonsenso.
Quando c’è gente “che sa” (mmh, mi ricorda qualche idiota che ho letto in giro per la blogsfera...) e che spara cazzate, allora è giusto che qualunque persona dotata di neuroni perfettamente funzionanti si erga per gridare “hai detto una cagata pazzesca!”.

(Papa Francesco- meme)


Fermo restando quindi che se cambia il clima è colpa di Satana (quel povero diavolo ha un sacco di colpe!), devo dedurre che se questo inverno farà freddo sarà sempre colpa del demonio che ruba calore per scaldare l’inferno e che se la slitta di Babbo Natale atterrerà in ritardo sul tetto di casa mia sarà colpa dell’Alitalia che ispirata sempre dal demonio ha deciso di intralciare la rotta della slitta con gli aerei.
Ultimo ma non meno importante, se spenderò un sacco di soldi comprando le pentole di Kasanova sarà sempre colpa del diavolo che, si sa, fa pentole meravigliose.

Grazie, in ogni caso, al Ministro Ceresani che ancora una volta ha dimostrato come l’Italia sia rimasto in fondo quel Belpaese ancorato al caro vecchio Medioevo e alla Santa Inquisizione, dove non importa quanti tentativi possano fare scienza e filosofia per condurci verso la civiltà.
Alla fine è sempre colpa di Satana.

(serie tv Lucifer-Tom Ellis)

Gli "stitici emozionali"

immagine pixabay

Niente è più brutto di una parola d’amore pronunciata freddamente da una bocca annoiata.
(Naguib Mahfouz)

Vi siete mai imbattuti in una persona “stitico emozionale”?
Per dirla in termini psichiatrici, avete mai conosciuto un anaffettivo?
Gli anaffettivi o stitici emozionali sono persone senza emozioni, che si comportano come dei robot nonostante non possiedano alcun circuito informatico ma sono persone esattamente come tutte le altre.
A volte il loro comportamento dipende da un trauma, a volte no.

E io proprio di questo tipo di persone oggi voglio parlare.
Quante volte avete incontrato, nel mondo reale o in quello virtuale, una persona che non vi trasmette niente?
A me è successo, motivo per cui ho inventato il termine “stitico emozionale” e per quanto ho provato a farmi andare a genio queste persone non ci sono riuscita.
Come puoi provare simpatia ed empatia per qualcuno che è più freddo di un iceberg, che qualsiasi cosa succeda è sempre e solo incentrato su se stesso, che vive tutto come se niente lo sfiorasse?

«La persona anaffettiva tendenzialmente si accetta così, a volte se ne fa vanto. Comunque sia, non pensa proprio a curarsi», dice Claudio Mencacci, psichiatra, direttore del Dipartimento di Neuroscienze Fatebenefratelli-Sacco a Milano. 
Spiega: «L'anaffettività è un sintomo importante che riconduce ad un’ampia gamma di disturbi della psiche. Che non riguardano soltanto la dinamica dei rapporti interni alla coppia e alla famiglia. Penso, ad esempio, agli a-empatici che fanno soffrire il prossimo e lo maltrattano con indifferenza. Ai narcisisti che considerano solo se stessi. Coltivano irragionevoli aspettative, a loro tutto è dovuto. Sono arroganti, presuntuosi. Spesso invidiosi». «Il disturbo schizoide della personalità - continua Mencacci - produce distacco dalle relazioni sociali, il poco interesse per la vita. Donne e uomini solitari, senza amici o confidenti. In una parola, anaffettivi». 
Non giova l’uso (e l’abuso) dei social network. Anzi. «Creano dipendenza e distraggono», osserva Vegetti Finzi [psicologa]. Alienazione e anaffettività, a quanto pare, si segnalano fra gli effetti collaterali dei social. Insomma, l’eccesso di possibilità di stabilire relazioni porterebbe a spezzarle più facilmente.
(leggere qui per approfondire)

Ci risiamo, si ritorna al Secolo del Narciso ovvero la società dopo il Duemila dove il narciso spopola e promuove una società senza valori, dove essere famosi e ricchi è più importante del possedere dei valori morali e un’etica di comportamento positiva e rispettosa.
Citando il celebre psicoanalista Alexander Lowen, autore fra le sue varie opere anche del saggio “Il narcisismo. L’identità rinnegata”, possiamo dire che l’anaffettivo, come il narcisista “è solo ed infelice e non può creare rapporti autentici perché non conosce i propri sentimenti.”
C’è una cura per questo?
La risposta è sempre una sola: file not found.

Conosco ormai l’incostanza di tutti i rapporti umani e ho imparato a isolarmi dal freddo e dal caldo in modo da garantirmi comunque un buon equilibrio termico.
(Albert Einstein)


Advices dispenser... No thanks!!!



“Si sa che la gente dà buoni consigli, sentendosi come Gesù nel Tempio.
Si sa che la gente dà buoni consigli, se non può più dare cattivo esempio.”
(Fabrizio De André)

Vi siete accorti di quanta gente esiste in questo mondo, virtuale o reale, che si sente un “sano distributore di consigli”?
Sono persone “dispenser” che si sentono in dovere, anche se nessuno sa chi li ha investiti di questa missione, di dispensare perle di saggezza come i distributori dispensano i preservativi: uno dietro l’altro.
Sanno tutto, hanno vissuto ogni cosa, si intendono di qualsiasi argomento.
E parlano, straparlano, appunto consigliano.

Il Secolo del Narciso

(Metamorfosi di Narciso - Salvador Dalí)


“Mai epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove sono i santi? 
Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.”
(Ennio Flaiano)

C’era una volta Narciso, talmente tanto innamorato di se stesso che cadde nel fiume in cui si specchiava e finì con l’annegare prima di venire trasformato in un fiore che porta il suo nome.
Se Narciso esistesse oggi al posto del fiume avrebbe un cellulare di ultima generazione, un tab o un pc sempre a portata di mano e al posto di annegare realmente lo farebbe in modo virtuale ammazzandosi di selfie, post “sociali”, video autocelebrativi, sondaggi, domande del tipo “ma cosa ne pensate di me” o richieste come “su, fatemi le domande che sono bello/a e figo/a ed esisto solo io!”.

Riflettevo sul fatto che ogni secolo, più o meno, ha avuto una sua denominazione fornita dai posteri.
Il Settecento è stato il Secolo dei Lumi, l’Ottocento il Secolo delle Scienze, il Novecento il Secolo breve...
E questo primo secolo del nuovo millennio come verrà visto dai posteri?
Secondo me come il Secolo del Narciso, perché grazie ai social la maggior parte dei narcisi è uscita allo scoperto e vaga nel mondo virtuale senza più freni inibitori come un branco di bambini iperattivi lasciati liberi di sfasciare un palazzo con tante belle mazze da baseball a loro disposizione.

Chi sono i narcisisti?
Persone con dei problemi psicologici e sociali, senza dubbio, con un’infanzia segnata in qualche modo da un trauma correlato ai genitori spesso a loro volta narcisisti oppure incapaci di far vedere al figlio (o figlia, userò il genere maschile solo per parlare in generale) il mondo così com’è.
Incensando la piccola creaturina, essa crescerà con un ego smisurato e al tempo stesso infantile fino a sviluppare la mancanza di un autentico interesse per il mondo e le persone che li farà diventare anaffettivi (anche se poi sono in grado di simulare benissimo sentimenti che in realtà non provano), con un’incapacità totale di costruire relazioni interpersonali, una preoccupazione eccessiva per il proprio valore che li spinge a voler esser competitivi oltre ogni limite e un bisogno smodato di riconoscimenti da parte degli altri.

Non mi serve un life coach.

Alla fine è successo.
Pensavo di scamparla invece è toccato anche a me e alle mie colleghe, tutte naufraghe sulla stessa sciagurata barca del corso di motivazione lavorativa.
È una di quelle cazzate che arrivano dall’America e che regolarmente copiamo senza nemmeno chiederci cosa siano e se servono davvero.
In cosa consiste?
Nello spingerci a essere più positive e motivate verso il nostro lavoro e di conseguenza anche verso la nostra vita.

Va bene, so che potrebbe essere (forse) anche una buona idea ma diciamoci la verità: mi tengo stretta questo lavoro solo perché non ne ho trovato uno consono al mio titolo di studio e devo pagare l’affitto, le bollette e tutto il resto.
Altrimenti col caxxo che stavo otto ore dietro alla cassa di un ipermercato a sorbirmi clienti la cui educazione si è persa nello spazio siderale e ti considerano una schiava ai loro ordini!

Condivido un post molto importante






Ma la gente che problemi ha?? Spunto di questo pensiero,un aneddoto personale,legato ad una cara amica.
Ahh si li chiamano Haters.... gli odiatori del web...io semplicemente li chiamerei Idioti.
Sono addirittura saltati alla gloria dei telegiornali, ne hanno riempito le pagine dei giornali, fatto dibattiti e scomodato psicologi e filosofi.
Per me restano comunque degli idioti.
Se un adulto,un adolescente,sia esso maschio o femmina,per elevarsi dalla massa informe a cui pensa di appartenere,deve :offendere,insulare,minacciare,calpestare,sminuire gli altri??
Certamente tutto si nasconde nella sua assoluta mancanza di autostima.
Nella sua errata convinzione, che nella vita sia segno di forza,prendersela con i più deboli.
Un problema mentale, che non mi fà certamente provare pena per questa gente.
Bullismo telematico,violenza verbale via web... azioni,che se all'apparenza possono apparire innocue o al limite fastidiose,
possono alla lunga ,creare problemi esistenziali alle persone,bersaglio di questi idioti.
Ne abbiamo letto le conseguenze troppo spesso.
Tutti gli imbecilli,sono capaci di trovare il coraggio di aggredire verbalmente ,quando si è nascosti da un monitor.... quando si utilizzano nomi falsi.... Complimenti ai coraggiosi Haters del web!!
Personaggi talmente vuoti ed inutili.... che mi chiedo a cosa servano alla società.
Si spera che alla fine il nulla che li ha creati, se li riprenda.
Nel frattempo,usiamo i mezzi a nostra disposizione come: le denunce alla Polizia Postale, la segnalazione dei loro profili,il blocco di tutte le loro finestre sul web,ma sopratutto...spegnamo questo monitor,e assaporiamoci la vita vera!!
I nostri amici,la nostra famiglia,i nostri animali.... a loro dobbiamo pensare....agli haters.... augurare che gli tolgano la connessione ad internet!!!

Voglio aggiungere una cosa a questo post che si commenta da solo:
“Cari” blogger che per primi fomentate flame inutili, non lamentatevi se venite ripagati con la stessa moneta. 

Leggere qui, quiqui e qui



Immaturi non è solo un film




Una volta dicevano che il mondo sarebbe stato dei saggi ma dalle ultime mie osservazioni (mie e non solo, perché ci sono tanti interessanti libri e articoli che parlano dell’argomento di questo post) posso affermare che questa profezia è una delle tante destinate a non realizzarsi.
Il mondo è degli immaturi, di quelli che arrivati agli anta vivono ancora come avessero l’acne, fossilizzati in un mondo adolescenziale fatto di nulla.

Moltissime persone, anche se adulte, vivono infatti in una propria dimensione infantile che le induce a essere perennemente immature con se stesse e soprattutto con gli altri.
Riescono a pensare solo in modo egocentrico, attuano una forma di egoismo per poter agire al di fuori delle conseguenze, per divertirsi o semplicemente fare ciò che gli viene in mente.
Il loro agire, immaturo e inopportuno, è più importante delle conseguenze che questo genere di comportamenti provocano nel lavoro, in famiglia, con gli amici e anche nella vita di coppia.

Sono persone egoiste, convinte che tutto il mondo deve ruotare attorno a loro, incapaci di riconoscere i propri errori e con la tendenza a imporsi in ogni situazione per far prevalere la propria opinione e ottenere consensi.
Non accettano che qualcuno non rispecchi il loro ego enorme e se questo capita scatenano reazioni molto aggressive, salvo poi battere in ritirata quando la persona in questione reagisce.
Non possiedono empatia e hanno una paura cieca di invecchiare, là dove invecchiare significa “evolversi, crescere mentalmente, adattarsi ai cambiamenti”.

Attenti però che stupidi non sono, anzi sono persone consapevoli che fanno delle scelte dirette alla sola gratificazione materiale del loro io.
Il pensiero e il comportamento di queste persone è adolescenziale, vivono solo nel presente concedendosi ogni tanto un malinconico sguardo al passato idealizzato all’ennesima potenza, in un mondo ideale privo delle regole e dei doveri del mondo degli adulti.

Così eccoli qua, gli eterni immaturi, i “ragazzi di oggi”.
Persone che a quarant’anni e più sono persi in un mondo nerd concepito dalla loro mente ferma al conflitto edipico (o pre edipico) irrisolto, che hanno trasformato le vecchie passioni in ossessioni, che concepiscono il rapporto con gli altri (e anche con i figli) come una soffocante morsa di auto incensamento, che non sono capaci di affrontare la vita e quindi se la prendono con chi invece è andato avanti e ha lasciato l’Isola che non C’è per diventare un pirata adulto, con i suoi guai e i suoi momenti no, ma felice e consapevole di essere adulto nel mondo reale.


Chi sono i clone blogger? Venite a scoprirlo :-)




Nel mondo patinato del web il termine clone blogger viene usato troppo spesso e a sproposito.
Ma chi sono in realtà i clone blogger?
Ve li presento, cliccate sui link e scoprirete come ho fatto io il magico mondo dei clone blogger J






Ora ecco un po’ di cultura sulla parole “clone”!

Clone significato
[cló-ne] s.m.
1 biol. Insieme di cellule o di individui geneticamente omogenei senza fecondazione
2 inform. Copia di un elemento di hardware o di software
3 Copia identica; fig., copia fedele, ma del tutto priva di originalità e di autonomia.
"è un c. del suo capufficio"

Definizione di clone nel dizionario italiano
La prima definizione di clone nel dizionario è ciascuno degli individui vegetali o animali, mono o pluricellulari, con stesso corredo cromosomico, ottenuti per mezzo di clonazione. Altra definizione di clone è prodotto informatico, di hardware o software, in genere di costo molto ridotto, ottenuto riproducendo su vasta scala un modello originale di marca. Clone è anche nella fantascienza, organismo capace di assimilare qualsiasi elemento biologico alla propria sostanza.

E per concludere vediamo quante parole possono fare rima con clone.
Ce ne sono tantissime, io posto qui le prime dieci che mi vengono in mente:
-svicolone
-babbione
-bambinone
-santone
-pallone
-burlone
-credulone
-tormentone
-provolone
-co*****e






Caterina Torpidelli

Ai tempi in cui ero social, mi sono imbattuta in una tizia, una di quelle che devono renderti la  vita impossibile perché non hanno un cavolo da fare tutto il giorno, quindi si annoiamo e per darsi una botta di vita devono andare a rompere le scatole (come fanno le vespe) ad altri utenti.
Una volta abbandonato il mondo patinato dei social, pensavo di essermene liberata per sempre: invece no, questa come una zecca attaccata al pelo del cane è comparsa nella blogsfera e si è messa ancora sulla mia strada.
Maremma bucaiola, ‘tte  tu vuoi fare la supercazzola a me che son toscana? Oh bimba, tu abbueggi.
Quindi per ricambiare la cortesia di cotanto interesse nei miei confronti, ho scritto una filastrocca che dedico alla suddetta gentildonna.



Caterina Torpidelli
era la bambina
dai riccioli belli,
era la bambina dell’anch’io
ma anche quella del so tutto io.
Era quella del ce l’han tutti con me
e gridava tanto io son migliore di te.
Ora che è grande non è cambiata
è sempre la solita bimba viziata,
nel suo castello tanto bello
lei vuole questo, lei vuole quello,
vive come la “Regina di Cuori”
e tutte le frottole le tira fuori.
E se non le si crede
le viene il magone
e invoca l’aiuto del Principe Azzurrone
che altri non è che un gran credulone.
La “profumiera” è la sua vocazione,
ha poco cervello e nessuna ragione.
Semina zizzania per raccogliere fiori,
e quando esagera per lei son dolori.
In segno di pace offre il mignolino,
io invece le offro un altro ditino.
Ditino grande, ditino bello,
resta “Regina” nel tuo castello.
E ricordati cara Caterina,
che la troppa furbizia
ti manderà in rovina.



Io confesso!!!

Ebbene sì, anche io sono stata una di quelle che hanno sofferto di dipendenza da social media.
È iniziato ai tempi dell’università, perché il mio ateneo aveva una pagina fb e quindi mi ero dovuta iscrivere per non perdere tutte le notizie o i cambiamenti delle lezioni, poi la cosa si è decisamente ingigantita quando da fb sono passata a instagram, pinterest e persino tumblr.
Stando connessa ai social mi sembrava di essere in qualche modo più visibile, mi sentivo euforica.
Questo stato di cose, però, è durato qualche mese.

Poi sono iniziate le rotture di palle a non finire.
Richiesta di amicizia di gente sconosciuta che si incazzava se veniva rifiutata, notifiche ogni cinque minuti, pubblicità indesiderate a non finire, chat che si aprivano a sorpresa e troppa, troppa invadenza accompagnata ad una buona dose di maleducazione che è qualcosa che davvero non riesco a sopportare.

#FoodPorn



Prima c’era il porno, adesso c’è il #FoodPorn.
Non fatevi cattive idee, non significa fare cosacce col cibo ma essere dipendenti dall’estetica e dalla condivisione on line del cibo.
Vi spiego meglio.
Compatibilmente con il mio schiavizzante orario di lavoro, io e Sara trascorriamo ogni tanto una serata fra donne dove ci concediamo una bella cena fuori.
E immancabilmente, mentre aspettiamo di essere servite, ci divertiamo a osservare chi siede attorno a noi.
La maggior parte delle persone sapete che fa?
Non conversa, perché richiede troppo impegno, però prende il cellulare e fa tante belle foto ai piatti che si trova davanti e le condivide in giro per il mondo virtuale.
È il food porn.

Tutto è partito dalla mania dei food blogger e dei programmi televisivi con aspiranti (e improponibili) chef: si è passati dalla sostanza all’estetica, dal buon cibo al cibo di dubbia qualità “ma presentato benissimo!”.

Eh già, perché gli amanti del food porn mica fotografano, per dire, un piatto di minestrone.
No, in genere la loro idea è largo a cibo da fast food, patatine fritte, hamburger, dolci, tutto il junk food possibile.
Insomma, si mangia con gli occhi e non con il cervello.
E solo in Italia vengono condivise ogni giorno più di cinque milioni di fotografie riguardanti il cibo.
Se facessimo altrettanto con un libro, saremmo il paese più acculturato del mondo!

“Il termine, traducibile come pornografia alimentare, descrive un'ossessione per il cibo che si avvicina alla pornografia.
Il riferimento alla pornografia è comprensibile se si pensa al tipo di esperienza che essa offre, un’esperienza priva di alcuni elementi sensoriali che solitamente sono stimoli gratificanti per un approccio sessuale.
Nella pornografia manca il contatto fisico e gli unici canali utilizzati sono quello visivo e uditivo, a discapito degli altri sensi quali il tatto, l'odorato e il gusto.
Il termine, utilizzato nei primi anni 2000 con le condivisioni delle foto dei cibi sui Social, adesso è tra i più inflazionati.
Nell'era dei Social è possibile quantificare la diffusione di un fenomeno in base al conteggio degli hashtag utilizzati, come se fossero citazioni bibliografiche, e gli hashtag relativi al cibo sono sempre più numerosi.
L'avvento dei Social, e la possibilità di condividere sulle proprie bacheche contenuti multimediali come le foto, hanno consentito lo sviluppo di questa tendenza. Oggi molte persone mettono in atto dei veri e propri rituali di preparazione del piatto e del tavolo per perfezionare l'inquadratura e catturare l'immagine perfetta da pubblicare.
Il bisogno di condivisione è spesso dettato dal desiderio di riconoscersi in una comunità, sentirsi parte di qualcosa, mostrando a tutti - quasi in tempo reale - ciò che si sta 'per mangiare', purtroppo a volte anche senza aver la possibilità di condividere con qualcuno, presente fisicamente, il momento del pasto.
Alcune persone, invece, osservano il piatto senza assaggiarlo e rallentano anche i ritmi dei commensali che vorrebbero iniziare a mangiare, ma decidono di sacrificarsi per consentire uno scatto migliore al fotografo di turno, pregando che la fonduta di cioccolato non torni a solidificarsi in una barretta.
Guardandoci intorno (o tra i nostri contatti) possiamo notare che le persone che amano scattare le foto del cibo che hanno ordinato o preparato sono veramente numerose; le persone trascorrono sempre più tempo a guardare le immagini di cibi appetitosi, prestando sempre meno attenzione ai cibi che poi consumano in 3D. (continuate a leggere qui)”

“C’è sempre più gente che mangia le crepés fredde e beve il cappuccino senza schiuma perché perdiamo troppo tempo a fare le foto, invece che fare le cose.”
(Francesco Sole)

Ma diciamocelo, che gusto c’è a condividere centinaia di fotografie (in questo caso di cibo) in internet?
Costa fatica spegnere il telefono, prendere la forchetta e farsi una bella “magnata” all’Alberto Sordi e tornare nel mondo vero?



Ma chi è Vera?


Vi è mai capitato di trovare Vera in rete?
Vera chi?
Vera!

Dai, quella Vera delle frasi come:
“io sono una persona vera”
“questa è una cosa vera”
“la mia è una pagina vera”
“questo blog dice solo cose vere” (accidenti, qui c’era il plurale!)
“ma tu sei vera/o!”
“la notizia è vera”
...

Insomma, Vera è un nome molto comune nel mondo virtuale di internet!
Ma, sul serio, cosa significa “essere persone vere” o “quelle cose sono vere”?

Non lo so, perché in posti come facebook, twitter, instagram e spesso anche fra i blog sembra che essere veri significa condividere tutta (ma proprio tutta) la propria vita e impicciarsi di quella degli altri.
Personalmente non ci vedo niente di male nella condivisione, però mi sembra che sia diventata fuori controllo: foto assurde (si passa dai piatti pieni di cibo esotico dei ristoranti ai nudi integrali!), video senza privacy, post di cui potremmo fare benissimo a meno (diciamocelo, se uno è per esempio impotente, a noi altri che ce ne frega? Vai da un medico!) e tanto altro ancora.

Siamo diventati una società dove per essere “vero” devi praticamente rinunciare a quel minimo di privacy che ancora ti viene concessa.
E se non succede allora fiumi di odio vengono riversati in twittate, commenti su facebook, instagram e nei blog.
In pratica chi è “vero” sale in cattedra come un giudice e rende la vita impossibile a tutti gli altri.
Perché?
Non lo so, non ho trovato una risposta soddisfacente.

Sono quindi arrivata a delle conclusioni mie.
Le persone che si considerano “vere” sono quelle che insultano, denigrano, incitano all’odio e alla violenza, fanno la voce grossa quando sono in gruppo.
Le persone “false”, o almeno considerate tali, sono quelle ancora riservate, educate, che non sono sempre connessi ad internet, che non insultano, che si divertono in modo sano, che sono aperti al confronto.

Alla fine se devo scegliere da che parte stare, preferisco stare tra i “falsi”.
I “veri” li lascio a chi si sente Vero!