(Metamorfosi di Narciso - Salvador Dalí)
“Mai
epoca fu come questa tanto favorevole ai narcisi e agli esibizionisti. Dove
sono i santi?
Dovremo accontentarci di morire in odore di pubblicità.”
(Ennio Flaiano)
C’era una volta Narciso, talmente tanto innamorato di se stesso che
cadde nel fiume in cui si specchiava e finì con l’annegare prima di venire
trasformato in un fiore che porta il suo nome.
Se Narciso esistesse oggi al posto del fiume avrebbe un cellulare di
ultima generazione, un tab o un pc sempre a portata di mano e al posto di
annegare realmente lo farebbe in modo virtuale ammazzandosi di selfie, post
“sociali”, video autocelebrativi, sondaggi, domande del tipo “ma cosa ne
pensate di me” o richieste come “su, fatemi le domande che sono bello/a e
figo/a ed esisto solo io!”.
Riflettevo sul fatto che ogni secolo, più o meno, ha avuto una sua
denominazione fornita dai posteri.
Il Settecento è stato il Secolo dei Lumi, l’Ottocento il Secolo delle
Scienze, il Novecento il Secolo breve...
E questo primo secolo del nuovo millennio come verrà visto dai posteri?
Secondo me come il Secolo del Narciso, perché grazie ai social la
maggior parte dei narcisi è uscita allo scoperto e vaga nel mondo virtuale
senza più freni inibitori come un branco di bambini iperattivi lasciati liberi
di sfasciare un palazzo con tante belle mazze da baseball a loro disposizione.
Chi sono i narcisisti?
Persone con dei problemi psicologici e sociali, senza dubbio, con
un’infanzia segnata in qualche modo da un trauma correlato ai genitori spesso a
loro volta narcisisti oppure incapaci di far vedere al figlio (o figlia, userò
il genere maschile solo per parlare in generale) il mondo così com’è.
Incensando la piccola creaturina, essa crescerà con un ego smisurato e
al tempo stesso infantile fino a sviluppare la mancanza di un autentico
interesse per il mondo e le persone che li farà diventare anaffettivi (anche se
poi sono in grado di simulare benissimo sentimenti che in realtà non provano), con
un’incapacità totale di costruire relazioni interpersonali, una preoccupazione
eccessiva per il proprio valore che li spinge a voler esser competitivi oltre
ogni limite e un bisogno smodato di riconoscimenti da parte degli altri.
Il narcisista patologico non può risultare simpatico, in quanto non ha
nessuna capacità di suscitare empatia, dare e ricevere calore umano.
Il narcisista ha una sorta di delirio di onnipotenza quotidiano, che lo
gonfia a dismisura: non a caso in psicologia è una patologia che si abbina
all’obesità.
Possiede la sensazione, certa nella sua testa ma non al resto del mondo
che gira anche senza di lui, di essere importante.
Lo mostra con ogni gesto del corpo e con la voce o se si tratta di un
narcisista virtuale, nel modo in cui scrive di sé (magari parlando in terza
persona, continuando a dire la parola “io”) e si mette sempre sul piedistallo
arrivando persino a inventare eventi della sua vita inesistenti.
Fateci caso: se voi avete fatto snowboard, anche il narcisista lo avrà
fatto ma scendendo direttamente dalla vetta dell’Everest.
Avete letto un libro? Anche il narcisista, e ne saprà cento volte più
di voi.
Visto un film? Il narcisista avrà visto il vostro stesso film, magari
nello stesso cinema (e in lingua originale, magari dando anche consigli al
regista su come sviluppare il film) dove però non vi siete mai incontrati ma
lui c’era e lui sa.
Perché il narcisista sa sempre, per lui certe cose sono una garanzia.
Il narcisismo di questo nuovo millennio è figlio di un modo di
concepire la vita sbagliato, di una follia fatta di like e follower che
misurano la propria autostima, ed è un modo per ripiegare su sé stessi e
spegnere l’energia vitale delle altre persone che diventano solo strumenti per
aumentare l’ego del narcisista che tanto nel mondo reale quanto in quello
digitale vuole accentrare tutta l’attenzione su di sé.
Tende a denigrare, deridere e insultare in modo subdolo e crudele
appoggiato da un gruppo di amici narcisisti come lui: sono squali che vanno a
caccia di nuove vittime.
Ma che succede quando il narcisista si rende conto (a volte succede)
che non tutti sono disposti a seguirlo ciecamente, non tutti sono della sua
stessa opinione e non tutti sono consci della sua esistenza?
Allora diventa un individuo aggressivo e pericoloso, l’ego vanesio
lascia spazio all’ego colmo di odio e di invidia.
Siccome i narcisisti non sono in grado di provare sentimenti reali,
quando decidono di agire contro qualcuno sono inumani nei loro comportamenti e
strategie.
Non sentono rimorso per le azioni commesse e se messi di fronte
all'evidenza negheranno sempre e comunque arrivando persino a stravolgere
quello che è stato detto da loro e rigirandolo contro la vittima perché tra le
loro innate abilità c’è una capacità dialettica incredibile che gli permette di
venire fuori da situazioni in cui loro sono palesemente colpevoli trasformando
le loro azioni in veri e propri capi di accusa per i loro bersagli.
Il narcisista mente sempre e se smascherato si arrabbierà moltissimo
con chi lo ha fatto, accusandolo e calunniandolo in ogni possibile modo.
Se poi il narcisista si trova dietro una tastiera, tira fuori più
facilmente il peggio di sé ed è anche così furbo da avere degli adepti che
agiscono per lui raddoppiando quindi il risultato delle sue azioni infami.
Come ci si salva da un narcisista patologico?
In due modi.
Il primo è denunciarlo, ovunque. Dire senza paura chi è realmente,
mostrare come si comporta e cosa ha fatto nel tentativo (si spera vano) di
rovinarvi la vita.
Il secondo è fare al narcisista ciò che più teme e odia al mondo:
ignorarlo completamente, dentro e fuori dal web.
Cosa c’è infatti di peggio, per un narcisista, di sentirsi trasparente
agli occhi di qualcuno?
Niente.
“Il narcisista sadico si percepisce come simile a Dio, spietato e privo
di scrupoli, capriccioso e insondabile, senza emozioni e asessuale,
onnisciente, onnipotente e onnipresente, una piaga, una devastazione, un
calamità inevitabile.”
(Sam Vaknin)
(Sam Vaknin)
