Maledette malelingue!

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Sovente, se si dice “taglia e cuci” si è soliti pensare ad ambiti professionali come la sartoria o la medicina.
Nell’ipermercato dove lavoro io il taglia e cuci è invece la malevola arte del pettegolezzo.
Tante delle mie colleghe sono delle odiose gossippare che hanno sempre da dire (o da inventare) qualcosa su tutto e tutti, dalla vicina di casa alla collega che è stata appena promossa (eh, chissà cosa avrà fatto. Magari ha ottenuto la promozione lavorando, scema che non sei altro, e non dandosi tatticamente malata ogni venerdì come fai tu per poi tornare martedì al lavoro!), ad amici e parenti, al tizio che passa per strada, al personaggio famoso di turno.
Poi mi guardo un po’ intorno, anche nel mondo dei blog e del social, e vedo che pure qui il pettegolezzo abbonda.

Tutta gente che, mi raccomando, dice apertamente di odiare i pettegolezzi e che non sparlerebbe mai di nessuno ma poi parla, scrive, straparla e giudica perché questa gente amante del gossip e dello sparlare è tutta “gente che sa, che sta sul pezzo”.
Uomini e donne (sì perché il pettegolezzo è anche maschile) che poi in realtà non sono sul pezzo ma sono solo dei gran pezzi...
Però loro sanno tutto di tutti, vedono e sentono ogni cosa, prevedono addirittura il futuro delle persone su cui spettegolano e si inventano sempre delle grandi storie.
Per forza, dico io, se non hai un cazzo da fare tutto il giorno e la tua vita fa talmente schifo che persino lo schifo ti disdegna, per forza che finisci con inventarti pettegolezzi su qualsiasi cosa ti passa per la mente.

E pensare che c’è chi dice che il pettegolezzo fa bene, è un antistress, anzi dà pure un certo prestigio sociale a chi lo pratica quotidianamente, è un collante per la società.
Volete sapere la mia?
Sono tutte cazzate.

Il pettegolezzo non è una bella cosa, viene sempre fatto con cattive intenzioni, con il proposito di screditare qualcuno (meglio se famoso o se non lo si conosce, così il gossipparo scansa pure il vaffa che si merita) e acquisire una certa notorietà.
Il problema generato dal pettegolezzo è che tra la persona che ha messo in giro determinate voci e la vittima di tale pettegolezzo vi è una schiera di personaggi stupidi che anziché tentare di frenare le male lingue e spegnere il pettegolezzo attraverso un ascolto e un’osservazione critica dell’accaduto e delle voci, si fa prendere la mano e si rende complice della diffusione del pettegolezzo senza accertarsi se si tratti di un’informazione vera o meno per paura di finire a sua volta fra le grinfie del gossipparo di turno.
Così il pettegolezzo continua a dilagare.

Dante aveva trovato tanti bei posti all’Inferno per chi calunniava il prossimo e persino Papa Francesco, di recente, si è schierato contro il pettegolezzo definendolo un reato come l’omicidio.
Vi sembra esagerato?
A me no, dal momento che tanta brava gente è stata distrutta dai pettegolezzi e alcuni hanno anche perso la vita schiacciati dal peso delle calunnie messe in giro dai gossippari.
Beati i tempi in cui chi spettegolava a destra e sinistra veniva punito con la mordacchia!

Conclusione?
Prima di darsi al pettegolezzo la gente dovrebbe pensare a due cose.
La prima è che a farsi i caxxi propri si campa cent’anni e non è tanto un modo di dire.
La seconda è l’aneddoto di Socrate.
A un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul conto di un altro, Socrate chiese: «Hai passato la tua intenzione ai tre colini?».
Interpellato su cosa volesse dire con questa frase, Socrate spiegò:
«Uno: sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera? Due: sei sicuro che stai per dirmi una cosa buona? Tre: sei sicuro che sia proprio utile che io lo sappia?».
L’amico comprese e rinunciò al suo proposito.