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Sovente, se si dice “taglia e cuci” si è soliti pensare ad ambiti
professionali come la sartoria o la medicina.
Nell’ipermercato dove lavoro io il taglia e cuci è invece la malevola
arte del pettegolezzo.
Tante delle mie colleghe sono delle odiose gossippare che hanno sempre
da dire (o da inventare) qualcosa su tutto e tutti, dalla vicina di casa alla
collega che è stata appena promossa (eh, chissà cosa avrà fatto. Magari ha
ottenuto la promozione lavorando, scema che non sei altro, e non dandosi tatticamente
malata ogni venerdì come fai tu per poi tornare martedì al lavoro!), ad amici e
parenti, al tizio che passa per strada, al personaggio famoso di turno.
Poi mi guardo un po’ intorno, anche nel mondo dei blog e del social, e
vedo che pure qui il pettegolezzo abbonda.
Tutta gente che, mi raccomando, dice apertamente di odiare i
pettegolezzi e che non sparlerebbe mai di nessuno ma poi parla, scrive,
straparla e giudica perché questa gente amante del gossip e dello sparlare è
tutta “gente che sa, che sta sul pezzo”.
Uomini e donne (sì perché il pettegolezzo è anche maschile) che poi in
realtà non sono sul pezzo ma sono solo dei gran pezzi...
Però loro sanno tutto di tutti, vedono e sentono ogni cosa, prevedono
addirittura il futuro delle persone su cui spettegolano e si inventano sempre
delle grandi storie.
Per forza, dico io, se non hai un cazzo da fare tutto il giorno e la
tua vita fa talmente schifo che persino lo schifo ti disdegna, per forza che
finisci con inventarti pettegolezzi su qualsiasi cosa ti passa per la mente.
E pensare che c’è chi dice che il pettegolezzo fa bene, è un
antistress, anzi dà pure un certo prestigio sociale a chi lo pratica
quotidianamente, è un collante per la società.
Volete sapere la mia?
Sono tutte cazzate.
Il pettegolezzo non è una bella cosa, viene sempre fatto con cattive
intenzioni, con il proposito di screditare qualcuno (meglio se famoso o se non
lo si conosce, così il gossipparo scansa pure il vaffa che si merita) e
acquisire una certa notorietà.
Il problema generato dal pettegolezzo è che tra la persona che ha messo
in giro determinate voci e la vittima di tale pettegolezzo vi è una schiera di
personaggi stupidi che anziché tentare di frenare le male lingue e spegnere il
pettegolezzo attraverso un ascolto e un’osservazione critica dell’accaduto e
delle voci, si fa prendere la mano e si rende complice della diffusione del
pettegolezzo senza accertarsi se si tratti di un’informazione vera o meno per
paura di finire a sua volta fra le grinfie del gossipparo di turno.
Così il pettegolezzo continua a dilagare.
Dante aveva trovato tanti bei posti all’Inferno per chi calunniava il
prossimo e persino Papa Francesco, di recente, si è schierato contro il
pettegolezzo definendolo un reato come l’omicidio.
Vi sembra esagerato?
A me no, dal momento che tanta brava gente è stata distrutta dai
pettegolezzi e alcuni hanno anche perso la vita schiacciati dal peso delle
calunnie messe in giro dai gossippari.
Beati i tempi in cui chi spettegolava a destra e sinistra veniva punito
con la mordacchia!
Conclusione?
Prima di darsi al pettegolezzo la gente dovrebbe pensare a due cose.
La prima è che a farsi i caxxi propri si campa cent’anni e non è tanto
un modo di dire.
La seconda è l’aneddoto di Socrate.
A un amico che stava per riferirgli in gran segreto una notizia sul
conto di un altro, Socrate chiese: «Hai passato la tua intenzione ai tre
colini?».
Interpellato su cosa volesse dire con questa frase, Socrate spiegò:
«Uno: sei sicuro che la cosa che stai per dirmi è vera? Due: sei sicuro
che stai per dirmi una cosa buona? Tre: sei sicuro che sia proprio utile che io
lo sappia?».
L’amico comprese e rinunciò al suo proposito.
