Perché si dice voltagabbana?
Il nome deriva dalla gabbana, una sorta di cappotto double face nato
nel Medioevo che in seguito venne usato anche da contadini, operai e militari.
Questi ultimi, se disertavano, indossavano la gabbana al contrario per
non farsi riconoscere.
Ecco da dove nasce il termine “voltagabbana” che per estensione oggi si
usa anche con le persone che cambiano spesso opinione e mutano i loro
comportamenti in modo da ottenere sempre il massimo vantaggio.
Oriana Fallaci scriveva:
“Dio, quanto mi fanno schifo i voltagabbana! Quanto li odio, quanto li
disprezzo!
I voltagabbana in Italia sono sempre esistiti in abbondanza: d’accordo.
Io mi diletto di Storia, e so bene che gli italiani sono sempre stati
dei voltagabbana.
Per rendersene conto basta ricordare come si comportarono i sindaci
toscani ai tempi degli Asburgo-Lorena. Come saltavano dal Granduca a Napoleone
e da Napoleone al Granduca.
Però mai quella sconcezza ha raggiunto le vette disgustose di oggi.
E la cosa più tremenda sai qual è?
È che, essendovi abituati, gli italiani non se ne scandalizzano
affatto.
Anzi si meravigliano se uno resta fedele alle sue idee.”
Come darle torto?
In quest’ultimo periodo, soprattutto in rete, di voltagabbana ne ho
visti tanti.
Gente che non seguiva certi blogger per “motivi morali” a cui diceva di
essere profondamente ancorata ma che poi (complice forse la televisione?) è
tornata a seguirli con fervente passione.
Mi schifano i voltagabbana, le banderuole che vagano sempre senza un
precisa destinazione e che seguono la corrente del più forte.
Coloro che ripudiano le loro convinzioni e le cambiano più rapidamente
dei calzini, che non sono coerenti in pensieri e azioni, che mutano peggio dei
camaleonti.
Perché è vero che si possono prendere strade alternative ma certe cose,
come la morale e i propri valori, quelli non si possono cambiare.
Opera dell'artista Jan Fabre
