E poi arriva quel giorno.
Dopo anni di minacce, di insulti, di bullismo on line fatto alla mia amica scrittrice, a me e a tutte le altre persone coinvolte loro malgrado in quella storia di otto anni fa, perché se non ti schieri con Giankactus e non gli lecchi il c**o allora devi essere “punito”, arriva una grande vittoria.
E arriva da parte dei mass media, degli psicologi.
Ma faccio prima a mettere il testo, con tanto di fonte affinché non venga in mente a qualche furbone di dire che è tutto inventato.
"Nell’ecosistema dei social media esiste una vasta popolazione silenziosa che osserva tutto senza lasciare tracce visibili.
Per anni sono stati liquidati con un termine riduttivo – lurker, osservatori passivi – ma la psicologia contemporanea sta progressivamente ribaltando questa interpretazione.
La maggioranza silenziosa dei social non è passiva: è selettiva. È questa, in sintesi, la lettura che va per la maggiore su chi scorre contenuti senza mai pubblicare o commentare. Dietro questa apparente invisibilità si nasconde, secondo gli esperti, un profilo psicologico preciso e tutt’altro che banale.
Stando a diversi studi accademici, queste persone non sono disinteressate né marginali.
Al contrario, hanno compiuto una scelta precisa: rinunciare alla dimensione performativa dei social, mantenendo però accesso pieno alle informazioni.
A sottolinearlo è anche la psicologa Susan Krauss Whitbourne, docente emerita di psicologia all’Università del Massachusetts Amherst, che da anni studia i comportamenti online e i processi di identità digitale. Il suo contributo aiuta a leggere il fenomeno in modo più sofisticato: non si tratta di passività, ma di una forma diversa di partecipazione.
[…] C’è poi un aspetto più sottile, che riguarda il modo in cui i social sono percepiti. Negli ultimi anni, sempre più studiosi descrivono queste piattaforme come spazi ad alta intensità performativa, in cui ogni contenuto è implicitamente una messa in scena di sé. In questo contesto, chi sceglie di non pubblicare non si sta sottraendo alla relazione, ma piuttosto rifiuta di trasformarla in spettacolo."
(Il Messaggero)
Quindi, quindi, quindi...
Dunque, dunque, dunque...
Ovvia, ovvia, ovvia...
Io e le altre persone che Giankactus e la sua mafia avevano preso di mira eravamo...
Eravamo cosa?
Aspetta che me lo era segnata: eravamo cloni, fake, falsi, bugiardi, gente da togliere di mezzo?
Esatto?
Dopo anni di minacce, di insulti, di bullismo on line fatto alla mia amica scrittrice, a me e a tutte le altre persone coinvolte loro malgrado in quella storia di otto anni fa, perché se non ti schieri con Giankactus e non gli lecchi il c**o allora devi essere “punito”, arriva una grande vittoria.
E arriva da parte dei mass media, degli psicologi.
Ma faccio prima a mettere il testo, con tanto di fonte affinché non venga in mente a qualche furbone di dire che è tutto inventato.
"Nell’ecosistema dei social media esiste una vasta popolazione silenziosa che osserva tutto senza lasciare tracce visibili.
Per anni sono stati liquidati con un termine riduttivo – lurker, osservatori passivi – ma la psicologia contemporanea sta progressivamente ribaltando questa interpretazione.
La maggioranza silenziosa dei social non è passiva: è selettiva. È questa, in sintesi, la lettura che va per la maggiore su chi scorre contenuti senza mai pubblicare o commentare. Dietro questa apparente invisibilità si nasconde, secondo gli esperti, un profilo psicologico preciso e tutt’altro che banale.
Stando a diversi studi accademici, queste persone non sono disinteressate né marginali.
Al contrario, hanno compiuto una scelta precisa: rinunciare alla dimensione performativa dei social, mantenendo però accesso pieno alle informazioni.
A sottolinearlo è anche la psicologa Susan Krauss Whitbourne, docente emerita di psicologia all’Università del Massachusetts Amherst, che da anni studia i comportamenti online e i processi di identità digitale. Il suo contributo aiuta a leggere il fenomeno in modo più sofisticato: non si tratta di passività, ma di una forma diversa di partecipazione.
[…] C’è poi un aspetto più sottile, che riguarda il modo in cui i social sono percepiti. Negli ultimi anni, sempre più studiosi descrivono queste piattaforme come spazi ad alta intensità performativa, in cui ogni contenuto è implicitamente una messa in scena di sé. In questo contesto, chi sceglie di non pubblicare non si sta sottraendo alla relazione, ma piuttosto rifiuta di trasformarla in spettacolo."
(Il Messaggero)
Quindi, quindi, quindi...
Dunque, dunque, dunque...
Ovvia, ovvia, ovvia...
Io e le altre persone che Giankactus e la sua mafia avevano preso di mira eravamo...
Eravamo cosa?
Aspetta che me lo era segnata: eravamo cloni, fake, falsi, bugiardi, gente da togliere di mezzo?
Esatto?
Esatto.
Bene, e invece adesso esce fuori la verità.
Non siamo mai stati falsi, non siamo mai stati una sola persona con mille profili diversi.
La sottoscritta e tutti quelli a cui hai rotto i cog***ni in questi anni (compreso quelli a cui lo stai facendo ancora), caro Giankactus, siamo semplicemente persone intelligenti, riservate, che non amano smutandare la vita privata in pubblico, che sanno ancora dare il giusto valore alla realtà vera, che non si prostituiscono a livello mediatico per un like o un commento.
Siamo lurker, come dicono gli psicologi.
Siamo ciò che tu e i tuoi amici non siete.
