È finita.
Carlotta e il suo fidanzato storico hanno rotto definitivamente, sulla
loro storia adesso c’è una bella lapide.
Motivo? L’ennesimo litigio? Ovviamente, certo che sì, chiaro anche ai
sassi.
Mentre io e le ragazze consumavamo confezioni di veline di carta con le
quali Carlotta asciugava le sue lacrime, fra un cucchiaio di gelato al
cioccolato e un cucchiaio di gelato alla panna, lei ci ha spiegato il motivo
del fatto che la loro storia è naufragata a soli tre mesi dal matrimonio (con
quel che costa un abito da sposa, io avrei già ucciso l’ex).
La causa?
Lei, la stronza infinita (come la chiamava Carlotta), la futura (ora
non più) suocera.
Presente in modo oberante, eccessivo, ipercritico e direi anche
psicotico nella vita di coppia di Carlotta e del suo ex.
Lei che doveva “curare il pupo” perché Carlotta non era alla sua
altezza, perché il bambino poi si ammala, vuole le polpette la domenica, la
camicia si stira così e non cosà, le lenzuola vanno inamidate e un’altra serie
di stronzate improponibili.
La cosa a dire il vero non mi ha molto stupita.
La non più suocera si è comportata come fanno quasi tutte le madri di
figli maschi perché c’è da sempre questo assunto filosofico per cui quando una
donna mette al mondo il figlio maschio il cervello va in vacanza e non torna
più indietro.
Nasce una figlia femmina ed è come se non fosse successo niente di
nuovo, anzi diciamo che c’è di buono che mammina avrà un aiuto nelle faccende
domestiche non appena baby Cenerentola saprà tenere in mano una scopa.
Nasce un figlio maschio e il mondo intero “si deve inchinare ai suoi
piedi”, roba da matti!
Madri chioccia eternamente presenti, cameriere e serve imperiture
pronte a soddisfare ogni capriccio del piccolo sovrano, a essere il loro faro,
a istituire un rapporto (malato) che nemmeno i fiumi di parole scritti da Freud
sono bastati a chiarire questa perversa mistica.
Salvo poi lamentarsi se crescendo il piccolo sovrano diventa un tiranno
e inizia a esercitare il suo potere che (sempre più spesso) finisce con lo sfociare
nella violenza (di qualsiasi tipo) verso le altre donne.
Perché occorre ricordare che non solo in Italia ma anche in tutto il
resto del mondo l’educazione dei figli e delle figlie spetta principalmente
alle madri e che quindi se un figlio crescendo diventa proprio l’uomo
tirannico, possessivo e violento che la madre non voleva che fosse, ella non
deve fare altro che biasimare se stessa perché alla fine dei conti la colpa è
sua che ha trasmesso modelli di educazione sbagliati.
Per fortuna, però, non tutte le madri di figli maschi sono così.
C’è anche una percentuale che non fa distinzione di sesso tra un figlio
e l’altro, che vede nel figlio maschio non un sovrano ma un bambino che un
giorno diventerà un uomo intelligente, sensibile, capace di amare e non di
tiranneggiare e che lo educa a tale scopo.
Il guaio è che è una percentuale talmente esigua da non essere in grado
di fare la differenza.

