E ci risiamo

QF ha la brutta abitudine di rosicare, come certi imbecilli della blosgfera, e quando non riesce a ottenere ciò che vuole fa di tutto per attirare di nuovo l’attenzione su di sé ed essere la primadonna.
Così, dopo avere perso sulla recita di Natale, ha pensato bene di lanciare una delle sue idee: facciamo un canale con i video delle mamme mentre sono al lavoro, fuori dalla scuola, a casa... 
Insomma, facciamo vedere che siamo vere perché se non facciamo un video non siamo persone reali e credibili!

Già a me questa frase sta molto sul cazzo, è un discorso (cretino come chi lo porta avanti) già letto e sentito, perciò la mia risposta è no.
Ma, a sorpresa, tantissime mamme non sono d’accordo.
Inizia quindi una disputa sull’uso improprio dei social media (cosa su cui sono d’accordissimo) e sul fatto che qualcosa esiste anche se tu non lo vedi (QF: io il tuo cervello non lo vedo, ma siccome tu parli, respiri e mi rompi le palle esisti, deduco che il tuo cervello esiste anche se io non lo vedo).
Diciamolo sinceramente: oggi tantissime persone sono malate di protagonismo.
Video, foto, podcast... dai, se non mettono on line persino le sedute al gabinetto non si “sentono veri”! 
E quel che è peggio è che questi coglioni credono che tutti debbano fare così, sennò non si è autentici!

In ogni caso QF ha perso.
Ha detto che siamo come sua figlia, che non la comprendiamo.
Specifico che la figlia numero uno di QF è una ragazza di sedici anni con la testa sulle spalle che non sta su duecentomila social come fa sua madre per “essere al passo coi tempi”.
Ha il suo profilo Insta, è un’ambientalista, suona il violino ma si fa anche la sua vita fuori dal web.
E a differenza di sua madre, è dotata di buonsenso.
Mica male.

Scazzate 1, Fighe perfettine 0

La scuola è ricominciata, i club si sono riuniti.
QF e le Mamme Fighe Perfettine contro noi Mamme Scazzate.
Il primo campo di sfida è a gestione delle attività pomeridiane (cogestione, visto che ci sono anche i docenti di cui QF ignora l’esistenza).

QF si accaparra subito l’organizzazione della giornata della vendita dei dolci e la compartecipazione al corso di danza.
Noi Scazzate ci prendiamo il Carnevale.
Siamo pari riguardo all’organizzazione del club di lettura, dove però comandano giustamente solo gli insegnanti che scelgono i libri da leggere per le varie classi.
Pari per la Pasqua.

Ma all’ultimo arriva la vittoria inaspettata, proprio sul corso più importante.
Grazie al mio progetto mi accaparro la cogestione del corso di teatro per gli spettacoli di Natale e di fine anno.
Vedo le mie amiche che esultano in silenzio.
QF ha le orecchie che fumano ma non dice nulla.
Se potesse, ci ridurrebbe tutti in cenere.

Finita la riunione, io e le Scazzate festeggiamo con un aperitivo.
Quest’anno si cambia musica!

La Festa del Sapere

Tutti pronti con i libri, gli zaini, la divisa perfettamente stirata (e io che ci ho lavorato un numero indefinito di ore) per la Festa del Sapere o Den' inani che ci sarà domani, 1 settembre, per onorare l’inizio del nuovo anno scolastico.
Finiti i corsi estivi di metà agosto e i recuperi, inizia infatti un nuovo giro.

E per noi sarà un grande, favoloso anno scolastico!
Finalmente il trio ENI si è allineato e finché Eddie non prenderà il diploma siamo a posto, io e Marito li porteremo (leggi sbatteremo) nello stesso edificio e arrivederci.
Meno stress, meno giri.

E poi le gemelline sono state scelte, proprio perché gemelline e quindi portatrici di fortuna (ma io dico anche di guai) per la cerimonia della Prima Campanella.
Non vedo l’ora, domani, di ammirare le bimbe sulle spalle di due studenti del’ultimo anno delle superiori che suoneranno la campanella per dare inizio all’anno scolastico.
Alla fine so che mi metterò a piangere come una fontana con Marito che trattiene stoicamente le lacrime, mentre le bambine seguiranno Eddie, che stringerà in mano il grosso mazzo di rose che compreremo prima di andare a scuola come regalo al corpo docenti, nel cortile della scuola per cantare l’inno con tutti gli altri studenti e gli insegnanti.

Il tempo passa, il trio ENI cresce.
Io e Marito diventiamo diversamente giovani, ma ancora pieni di cose da fare.

E intanto mi chiedo...
Come mai in Italia non esiste una Festa del Sapere?
Forse perché tutto l’anno esiste una festa sola, quella dell’Ignoranza.



Si parte in tiny!

E sono iniziati i nostri dieci giorni di vacanza.
Che poi in realtà sono 30 all’anno ma io e Marito (lui, più che altro, io lavoro da casa e ho un’attività per i fatti miei, quindi sono a posto) li spalmiamo in modo saggio.
La scuola è chiusa, fino quasi a fine agosto, e quindi via.

Via, che parola facile.
Marito vuole una cosa, il trio Eni un’altra, Anana non fa testo perché a lei basta vedere il guinzaglio e non capisce più niente, Mina odia tutti a priori perché è gatta.
Io vorrei solo un po’ di pace e quindi questo inverno me ne andrò in vacanza in una qualche spa e addio a tutti.
E quindi, dove andare? Che vedere?
Siamo in Russia, dico io, mica in un paesino dimenticato e disperso nel nulla: sai quanto c’è da vedere?

Abbiamo passato tutto maggio a discuterne, io e Marito, e alla fine ha detto che ci pensava lui.
Passo giugno con l’ansia, poi ecco che arriva.
Arrivano.
Lui e una tiny house, per dirla all’americana.
Mi chiedo dove l’ha comprata, soprattutto come ci è riuscito senza che me ne sia accorta, e mi dice che lui, Collega e altri due tizi con cui lavora si sono rivolti a una ditta che le fabbrica e si sono fatti fare a testa una tiny.
Tutti zitti, ovviamente, sennò dov’è la sorpresa.

E che tiny, dico io!
Tre camere, tutte con la porta, una cucina completa, bagno con wc che incenerisce, piccolo soggiorno con tv, spazio per il computer così posso lavorare, zona per i pets, un soppalco dove mettere (leggi sbattere) le nostre cose, pannelli solari...
Praticamente un camperone stile Imperiale, il modello preferito di Paolo Bitta.
E quindi questo fine settimana si parte, meta Ladoga e Onega!



La saggezza di QF (1)

Ho comprato un quaderno.
Non lo uso come diario, non mi serve per lavoro né per i conti di casa.
Me lo porto dietro alle riunioni scolastiche, per segnarmi le Sparate di QF (Queen Fighetta, la madre più str***a che un figlio possa avere).
All’inizio ci ridevo su e basta, poi mi è venuta l’idea di raccogliere questo frasario meravigliosamente ignorante, tanto per riderci su anche con le altre Mamme Scazzate durante le nostre cene del venerdì sera.
Ne cito qualcuna, tanto per riderci ancora più su, ma poi so già per certo che farò altri post come questi.

Hai le fette di pesca sugli occhi.
Fette di prosciutto, si dice prosciutto.

È inutile piangere sul latte scaduto.
Versato. Magari pure addosso.

Tocco vetro.
QF, meno male che sei italiana, altrimenti avrei potuto pensare che provenivi da Marte per come spari ca**ate a profusione.

Per il retto della cuffia.
Il rotto. Retto suona male, fidati.

La chiave di svolta.
Di volta. La svolta prendila quando guidi, così magari finisci in un fosso.

Facciamo tutto a qualsiasi modo.
In qualsiasi modo. Che la grammatica ti fulmini.

Salti di palla in frasca.
Io almeno salto di palo in frasca, deficiente. Tu non so dove salti.

Una tantum.
E qui, miracolo, non sbagli per come lo dici ma per come lo intendi.
Vuol dire una volta e basta, non una volta al giorno.

Il grande dilemma

Credere o non credere, questo è il dilemma!
Collega di Marito è un tipo strano, non mi stancherò mai di dirlo.
Durante uno dei suoi appuntamenti con una delle donne scelte dalla sua app di appuntamenti ha conosciuto Svetlana, una fervida credente.
Nessun problema.
In teoria, perché Collega non capisce niente di Fede.

O meglio, ha una sua teoria strana.
Dice di essere ateo ma è convinto che suo nonno gli parli dall’aldilà quando sogna e che lo guidi in ogni sua scelta.
È ateo ma parla di Dio e quindi in teoria è agnostico ma quando Marito glielo ha fatto presente, lui ha replicato dicendo di non essere un paragnosta.
E da qui abbiamo dedotto che Collega non ha la minima idea di cosa sia un agnostico.

E adesso che c’è Svetlana, Collega ha deciso di fare un corso accelerato di Vangelo.
A modo suo.
Si collega a google e con la DI (Deficienza Artificiale, altri la chiamano Intelligenza) cerca di farsi dare spiegazioni.
Con il risultato che l’altro giorno se ne è uscito fuori indicando, in una rappresentazione dell’Ultima Cena, Pietro al posto di Giuda.

Sinceramente non abbiamo la minima idea di come andranno le cose fra Collega e Svetlana. 
Chi vivrà, vedrà.

Oltre allo sport c'è di più

Tempo di sport.
O forse no.
Iris non ama lo sport, in nessuna forma.
Certo, se deve giocare è scatenata, se c’è l’ora di psicomotricità è la prima a scatenarsi, però finisce lì.
Non si spertica per andare a danza, come fa Eddie, o per le arti marziali come la sua gemella Nora.

Lei adora il teatro. 
E questo ha portato me e Marito a una discussione di quelle non troppo allegre, perché Marito crede fermamente che lo sport formi la mente e il corpo.
Solo lo sport.
Invece Iris ha preso da me.
Nemmeno io amo lo sport, ho una cyclette in casa e la uso lo stretto necessario per mantenere il corpo in forma, però non sono la persona da trekking, palestra, jogging...

Perciò ho deciso di appoggiare Iris e l’ho iscritta al corso di teatro per aspiranti piccolo attori.
Marito ha passato la notte a dormire sul divano gigantesco del nostro soggiorno, speriamo che gli sia tornato un po’ di cervello funzionante e che decida anche lui di appoggiare Iris.
Perché i figli non appartengono a nessuno, nemmeno ai genitori, ma soltanto a se stessi.



Cose che trovi in stazione

Sembra una favola, di quelle che leggi sui libri.
O anche un film d’avventura, di quelli che Eddie ci fa vedere e rivedere fino alla nausea perché lui da grande vuole fare Lindiana Jones. Parole sue.

Eravamo di ritorno da un viaggio di una settimana alla scoperta dell’antica città degli zar, complice la chiusura della scuola per una breve vacanza, fermi alla stazione in attesa del treno.
E arriva lei.
Cammina sul marciapiede, indecisa.
Nera come la notte, salvo una chiazza bianca sul musetto.
Cammina in modo goffo, ogni tanto casca.
E io la prendo in braccio, spinta da quell’istinto che solo le mamme hanno.

Il treno se ne va. Noi siamo nello studio di un bravo veterinario che, dopo avere contattato la polizia, constata che la cagnolina che abbiamo trovato alla stazione non appartiene a nessuno.
Errore.
Siamo tornati a casa con un giorno di ritardo, abbiamo con noi Anastasia Lindiana (nome scelto dal Trio), pacchi di crocchette, il nome di quello che sarà il nostro veterinario da adesso in poi, una serie di cose da comprare e una cuccia.
Dove credo che Anana (idea di Marito, facciamo la contrazione dei due nomi! Che genio che ho sposato!) non dormirà mai visto che la prima notte l’ha trascorsa in mezzo a me e Marito.

L’unica che ancora non ha capito bene cosa è successo è Mina (nome completo Micina Nerina, indovinate chi ha contratto il nome), la nostra gattina di due anni che mi fissa incredula e poco convinta.
Mina, hai una sorellina, le dico.
Mi fissa e senza parlare risponde: umana, avevo chiesto un tempio in mio nome, non una cucciola e per giunta di cane. Umana, non ci siamo.

Poi però Mina si infila nel letto e dopo aver dato un paio di sberle ad Anana, giusto per farle capire chi comanda in casa, le si addormenta accanto.
Poi arriva anche il Trio, così le cucciole non si sentono sole perché non si può dormire lontani.
Io e Marito finalmente siamo crollati dal sonno, ai poli opposti dal letto.



È finita così

 

Quanto meno, questa volta, Collega di Marito aveva preannunciato il suo arrivo con un giorno d’anticipo.
Tanta grazia!
Ho cucinato per quattro, visto che i bambini mangiano e vanno a letto prima, ma quando Collega arriva scopro che siamo in tre.
Ed ecco la tragedia: Collega è stato mollato dalla sua ultima fiamma.
È accaduto la scorsa settimana.
Dovevano uscire a cena, lei lo chatta sullo smartphone e gli dice che ha trovato un altro.
Tanti saluti.

Ma cosa ti aspettavi, dico io!
Hai 43 anni, anche se mentalmente non superi i 15, lei ne aveva 22... Accidenti, quante possibilità c’erano che potesse funzionare?
Zero.
Anche meno.
Collega piange sulla spalla di marito, cominciano i loro discorsi sulle donne e io me ne vado a vedere un film sul divano prendendo la mia parte di cena.

Quando la serata finisce e incontro Marito in quel luogo chiamato camera da letto, mi informa che Collega adesso ha intenzione di iscriversi a una app di incontri per single per riuscire a trovare la vera donna della sua vita.
Io guardo Marito e penso che presto avremo un altro capitolo della storia di Collega.



Non è la fine del mondo, è solo un brutto voto

È successo.
Eddie ha preso il suo primo brutto voto. Non un’insufficienza ma ci siamo vicini.
Si sa, la matematica è sempre una brutta bestia.
La stessa cosa è successa al figlio di QF.

Bene, penso io, forse per la prima volta da quando è iniziata questa maledetta scuola abbiamo un punto in comune per provare ad andare d’accordo.
Non dico pasticcini e tè, ma almeno un po’ più di armonia.
Marito mi dice che l’ottimismo è il profumo della vita ma nessuno ti dice che sa di me**da.
E ha ragione.

QF sembra un drago sputafuoco, la versione chic stile Shrek però, visto che lei deve essere sempre super chic.
Se io ho preso il voto di Eddie in modo tranquillo e ho deciso di aiutarlo di più per il prossimo compito e gli ho spiegato che l’importante è imparare e fare del proprio meglio, a prescindere dal voto, QF non la pensa allo stesso modo.
Infatti suo figlio sembra un martire pronto alla lapidazione perché ha deluso la sua amata mammina che ha visto nel suo voto un personale fallimento, e quindi adesso deve essere punito e imparare che mammina non si può deludere.

Povero bambino, mi fa pena.
Se un domani diventerà un serial killer psicopatico non mi stupirei.



Femminismo alla materna? Scherziamo?

Tutto tranquillo, nella scuola di Eddie.
Così, per una specie di logica perversa, nella sezione scuola materna internazionale deve per forza accadere qualcosa.
È Marito a farmelo notare, mentre di prima mattina spulcia la mail di famiglia per vedere se tutto va bene.
Alza lo sguardo dallo schermo e mi chiede: cosa sono le fiabe emancipanti?

Servo in fretta la colazione al trio ENI, poi faccio un rapido giro sul gruppo mamme della materna e trovo decine di messaggi che non ho letto perché ho l’abitudine di spegnere il telefono la sera.
Una delle mamme italiane, perché solo da un’italiana (e mi dispiace dirlo perché lo sono anche io di nascita) poteva venire fuori una ca**ata simile, si è scandalizzata perché a scuola la maestra ha letto la favola di Biancaneve.
E così ecco che viene fuori la proposta che sa tanto di Sinistra italiana imbecille: leggiamo alle bambine le fiabe antipatriarcato emancipanti che fanno diventare le bambine delle future donne cazzute!

Le mamme russe sono perplesse e le capisco.
Io questa storia del patriarcato proprio la ritengo una str****ta pazzesca. Care donne italiane, volete sapere cos’è sul serio il patriarcato?
Fatevi un giro in paesi come lo Yemen e poi ne potremo riparlare.
Anche perché voi che parlate tanto di sessismo e patriarcato, alla fine potete dirigere la vostra vita come volete, nessun uomo vi costringe a sottomettervi.
Volete studiare? Lo fate.
Volete viaggiare? Lo fate.
Volete sposarvi? Lo fate?.
Volete restare single? Lo fate.
Volete scopare come se non ci fosse un domani? Lo fate.
Etc... etc...
E allora di cosa parlate, dell’aria fritta?
Prima di parlare di patriarcato, provatelo sulla vostra pelle il vero patriarcato: altrimenti siete semplicemente delle patetiche donne che non sanno niente.

Scrivo in fretta la mia mail di risposta dove mi dichiaro contraria a questo progetto assurdo, che mi fa venire in mente quel discorso demenziale di Paola Cortellesi tenuto alla LUISS nel gennaio 2024 (e anche qui c’è da disquisire su cosa ci faccia un’attrice palesemente di Sinistra al discorso per l'inaugurazione dell'anno accademico del secondo ateneo di Legge più famoso in Italia dopo l’Università Cattolica del Sacro Cuore).
Ma vogliamo smetterla con questo femminismo tossico?
E poi parlano proprio le donne italiane di oggi, dove la maggior parte sono delle geishe 2.0 oppure degli uomini senza pisello, ma donne non sono di certo.
Le fiabe classiche, con principi e principesse, non hanno mai fatto male a nessuno.
Sono le scemenze che fanno male, le idolatrie moderne.
E di male ne fanno tanto.



Arriva Queen Fighetta

Queen Fighetta, detta QF.
Ecco la donna più famosa di tutta la scuola, capo indiscusso delle Mamme Fighe Perfettine, temuta dal 99,9% delle altre madri (escluse noi del gruppo Mamme Scazzate) e dal 99,9% dei docenti.
Alta un metro e settanta, né troppo ma nemmeno troppo poco, capelli tinti color argento anche se abbiamo la stessa età, occhiali dalla montatura fashion anche se ci vede benissimo.
Non indossa mai i pantaloni, rendono la donna volgare e simile al maschio.
Ha sempre addosso un paio di scarpe dal tacco 15, ormai il 12 è passato di moda.
È la presidente più o meno di qualsiasi associazione scolastica, sa sempre tutto di tutti e non risparmi mai i suoi dardi.

Odia cordialmente noi Mamme Scazzate per svariati motivi che vanno dai pantaloni alle scarpe da ginnastica, allo sbattercene le palle più o meno di qualsiasi associazione, ad avere preso le madri di Bad Moms come esempio imperituro di maternità, ma più che altro non ci sopporta perché esistiamo.

Bene, durante la solita riunione quindicinale per aggiornare i genitori sull’andamento della classe (sottotitolo: non possiamo discuterne quando arriva la pagella? No?) QF si lamenta perché l’ultimo verbale è stato troppo lungo e si poteva riassumere in modo più chiaro e conciso.

Mi faccio sfuggire l’occasione? Fossi scema.
Replico dunque: scusa, ma tu non sei quella che si legge Guerra e Pace in un giorno solo e te ne sei pure vantata sui tuoi profili social con una recensione scopiazzatissima?
La vedo annaspare come un pesce fuori dall’acqua.
Poi spara la ca**ata sublime: a parte che la mia recensione era autentica...
Io: esattamente come il colore dei tuoi capelli. 
Lei: pensa quello che vuoi, ma se una cosa ti prende allora leggi, sennò ti fermi perché la mente ti va in confusione.
Mia nuova replica: questa frase l’hai trovata nei Baci Perugina o ti sei impegnata per tirarla fuori?

QF mi guarda torva, poi l’assemblea comincia.
Alla fine, mentre le mamme escono, mi dice: hai segnato un punto, ma non finisce qui.
Io: quando vuoi.
E così è cominciata la guerra tra le Mamme Fighe Perfettine e le Mamme Scazzate.



Il rompicogl...

È tornato.
Collega di Marito è tornato.
Si è presentato una sera, poco prima delle sette, autoinvitandosi a cena e già questo mi ha fatto decisamente incazzare perché non c’è mai una volta che io e Marito riusciamo a passare cinque secondi in santa pace.
Marito non lo ha mandato via (Marito a volte è deficiente) e così ho dovuto apparecchiare per un altro commensale.

Dopo un bicchiere di vino, Collega ci spiega il motivo della sua improvvisa e non richiesta visita.
La sua nuova compagna, una ventiduenne che sembra uscita da una rivista di moda, lo ha chiamato con affetto “dolcissimo boomer”.

Quindi? Collega di Marito, hai 43 anni e lei ne ha 22. È normale che ti veda vecchio e che ti chiami boomer, perché per lei lo sei.
Semmai sei tu, che hai la tua età, a non doverti mettere con una che potrebbe essere tua figlia.
Vivi per l’età che hai, non per quella che ti piace fingere di avere pur di sfuggire al tempo che passa.
Fai pace con te stesso se ti accetti per quello che sei, e fai anche bella figura davanti agli altri.

È imbarazzante, almeno dal mio punto di vista, vedere un quarantenne che va sempre in giro con i jeans a c**o basso e magliette con immagini di fumetti per bambini stampate sopra.
E no, a un certo punto della vita anche i fumetti, i giochi, le cose da ragazzini si mettono in una teca per collezionisti (o si buttano via) e si cresce.
Si indossa un bel completo da uomo adulto, si frequenta un vernissage, si va al cinema a vedere film “da vecchi”, si va a teatro, si cena in un ristorante e non in un fast food, si parla come farebbe un adulto senza slang da ragazzini.
Perché Peter Pan non lo sei più, ormai hai l’età di Uncino (sempre affascinante e sottovalutato).

Cresci, Collega, cresci. E non ti autoinvitare più.



Molto rumore per una felpa

Convocazione straordinaria alla scuola internazionale.
Riunione genitori insegnanti.
Io e Marito ci guardiamo in faccia preoccupati: cosa sarà successo? Di questi tempi difficili, anche a livello politico e diplomatico, bisogna sempre stare sul chi va là.

Vado all’assemblea.
Le mamme ci sono tutte.
Mi siedo vicino alle mie amiche, con cui condividiamo gioie e ansie della maternità e ci chiediamo ogni 5 secondi ma chi ca**o ce lo ha fatto fare, e aspettiamo.

L’insegnante coordinatrice prende parola e...
E viene fuori che durante l’ora di Educazione motoria è sparita una felpa.
Siccome è sparita, deve essere stata rubata. Nessuno, nemmeno alle mamme del gruppo Fighe perfettine, riesce di capire questa strana associazione.

La docente ci parla di responsabilizzare i bambini, di insegnare loro a dire sempre la verità, dicono che chi ha preso la felpa deve farsi avanti per mostrarsi maturo.
Dopo due ore di pippone assoluto, torno a casa e parlo con Eddie che della felpa si ricorda solo di averla buttata sulle panche del campo da gioco.
La sua felpa, ovviamente.
Deduco che tutti gli altri bambini hanno fatto la stessa cosa.
Tanto bambini e ordine non sono due termini che vanno d’accordo.

Passano due giorni, la felpa non si trova.
Poi spunta fuori e non è stata rubata.
Era finita sotto gli spalti.

Devo dire altro?



Siamo lurker (e tu suca)

E poi arriva quel giorno.
Dopo anni di minacce, di insulti, di bullismo on line fatto alla mia amica scrittrice, a me e a tutte le altre persone coinvolte loro malgrado in quella storia di otto anni fa, perché se non ti schieri con Giankactus e non gli lecchi il c**o allora devi essere “punito”, arriva una grande vittoria.
E arriva da parte dei mass media, degli psicologi.
Ma faccio prima a mettere il testo, con tanto di fonte affinché non venga in mente a qualche furbone di dire che è tutto inventato.

"Nell’ecosistema dei social media esiste una vasta popolazione silenziosa che osserva tutto senza lasciare tracce visibili.
Per anni sono stati liquidati con un termine riduttivo – lurker, osservatori passivi – ma la psicologia contemporanea sta progressivamente ribaltando questa interpretazione.
La maggioranza silenziosa dei social non è passiva: è selettiva. È questa, in sintesi, la lettura che va per la maggiore su chi scorre contenuti senza mai pubblicare o commentare. Dietro questa apparente invisibilità si nasconde, secondo gli esperti, un profilo psicologico preciso e tutt’altro che banale.
Stando a diversi studi accademici, queste persone non sono disinteressate né marginali.
Al contrario, hanno compiuto una scelta precisa: rinunciare alla dimensione performativa dei social, mantenendo però accesso pieno alle informazioni.
A sottolinearlo è anche la psicologa Susan Krauss Whitbourne, docente emerita di psicologia all’Università del Massachusetts Amherst, che da anni studia i comportamenti online e i processi di identità digitale. Il suo contributo aiuta a leggere il fenomeno in modo più sofisticato: non si tratta di passività, ma di una forma diversa di partecipazione.
[…] C’è poi un aspetto più sottile, che riguarda il modo in cui i social sono percepiti. Negli ultimi anni, sempre più studiosi descrivono queste piattaforme come spazi ad alta intensità performativa, in cui ogni contenuto è implicitamente una messa in scena di sé. In questo contesto, chi sceglie di non pubblicare non si sta sottraendo alla relazione, ma piuttosto rifiuta di trasformarla in spettacolo."
(Il Messaggero)

Quindi, quindi, quindi...
Dunque, dunque, dunque...
Ovvia, ovvia, ovvia...
Io e le altre persone che Giankactus e la sua mafia avevano preso di mira eravamo...
Eravamo cosa?
Aspetta che me lo era segnata: eravamo cloni, fake, falsi, bugiardi, gente da togliere di mezzo?
Esatto?
Esatto.

Bene, e invece adesso esce fuori la verità.
Non siamo mai stati falsi, non siamo mai stati una sola persona con mille profili diversi.
La sottoscritta e tutti quelli a cui hai rotto i cog***ni in questi anni (compreso quelli a cui lo stai facendo ancora), caro Giankactus, siamo semplicemente persone intelligenti, riservate, che non amano smutandare la vita privata in pubblico, che sanno ancora dare il giusto valore alla realtà vera, che non si prostituiscono a livello mediatico per un like o un commento.
Siamo lurker, come dicono gli psicologi.
Siamo ciò che tu e i tuoi amici non siete.



Sassetti e sassucci, non mi rompere più i coglionucci

E così adesso sarei una fake, ovvero una menzogna vivente.
Lo avevo detto che mi sarei tolta i sassolini, perciò procedo senza complimenti visto che certa gente di rompere le palle non finisce mai.

Tutto comincia otto anni fa.
Ero da poco nella blogsfera, come blogger, e avevo stretto le prime amicizie. Fra queste c’era una ragazza che scrive libri, un intellettuale che purtroppo è morto poco tempo fa, mio marito, un videomaker di youtube che realizza recensioni su film horror e altre persone con cui ormai non sono più in contatto.
Poi succede che la mia amica dei libri viene presa di mira da Giankcatus e dalla sua mafia di “amiconi del blogger” per un fatto tanto semplice quanto assurdo: questa persona non ha voluto fornire foto, dati sensibili e dire i ca**i suoi a Giankactus.
E parte così un post che dire da denuncia è poco: questa persona viene presa per il c**o, diffamata, viene bullizzata anche da alcuni blogger che la seguivano perché sono “amiconi di Giankactus”, viene definita una bugiarda perché la sua storia deve essere per forza falsa visto che non si è venduta a Giankactus e alla sua mafia, visto che è una persona gentile, riservata e non ama smutandarsi come fa certa gente con la lingua di fuori che sembra... non fatemelo dire, ma se hai superato gli anta e ti proponi così, qualcosa sembri.

Io decido, visto il casino scoppiato, di prendere le difese della mia neoamica per due motivi.
Primo: scambiando chat whatsapp (ebbene sì, str**o con la lingua di fuori, la gente comunica anche senza di te) e, in seguito, incontrando DI PERSONA questa mia amica (Giankactus, sei co***one due volte), so che è sempre stata onesta e sincera.
Secondo: le persone come Giankactus io non le sopporto.
Sono degli str***i prepotenti, violenti, egocentrici che si credono i boss del web e pensano di potere fare quello che vogliono con chiunque non vuole sottostare ai loro diktat.

Eh già, perché dopo che la sottoscritta fu presa a sua volta di mira per avere “osato” difendere la sua amica, dopo che fu minacciata, presa in giro sui social e altro di cui non sto a parlarvi, la sottoscritta si prese una pausa dal blog perché era schifata da quanto era successo.
Poi la vita è andata avanti, sono arrivate le cose bellissime che mi hanno fatto ritrovare l’entusiasmo, alcune delle mie amicizie virtuali sono continuate...
Ma io qualche ricerca l’ho fatta lo stesso.

E così ho scoperto che Giankactus, colui che adesso fa la vittima e mi chiama fakeblogger e se la fa sotto perché sono tornata (ma cosa vuoi che me ne freghi, io tiro avanti per la mia strada, per me che puoi anche morire domani mattina che mi fai solo un favore, tu e i tuoi patetici post e i tuoi patetici amiconi), in realtà sono anni che esercita questo schema.
Lui e la sua mafia si vantano, anche in alcuni post pubblici (l’apoteosi della deficienza), di avere fatto chiudere decine di blog, di avere cacciato via le persone che non gli andavano a genio dalla blogsfera.
E intanto si muovono a frotte, come parassiti, invadendo blog nuovi, blog che magari sono chiusi da anni, blog di gente che non sa chi sono e quando lo scopre spesso se ne dissocia.
Vale lo stesso per i social.
Se qualcuno non si unisce a Giankactus, scatta la “spedizione punitiva”.

Questo è quanto.
Ci tenevo a rifare il punto della situazione, visto che Giankactus spara stron**te a destra e sinistra e recita come al solito la parte del povero agnello innocente che lui non fa mai nulla ma è sempre colpa degli altri e mai sua, anche quando va in giro a copiare da altri blog e siti (vedi la storia della sigla di un cartone per deficienti) che poi si incazzano... ed è sempre colpa degli altri anche quando si prendono in giro le persone con problemi di peso... ed è sempre colpa degli altri quando si stalkerano delle ragazze con la scusa di una lettera...

Giankactus, finiscila qui.
Fai il piangina, tanto è la cosa che ti riesce meglio, affronta la vita con la lingua di fuori che tanto ti torna sempre comoda, ma smettila di rompermi le palle.
Su questa storia della fakeblogger hai strarotto i co***oni.

La mia ferma intenzione è quella di andare avanti con il mio blog e continuare a fregarmene di te, della tua mafia e della tua esistenza da sfigato.
Lascia che resti tale.




L'italiano medio, quello che ha votato NO

Gli italiani sono dei deficienti.
Non tutti, ma la maggior parte sì.
Ignoranza, stupidità, una finta politica che li vuole antifascisti quando il fascismo (quello del Duce) non esiste più e l’unico neofascismo esistente è il loro, quello di Sinistra.
Parlo dei cog***ni che hanno votato NO al referendum per la separazione delle carriere.
Parlo degli italiani stupidi e di quei non italiani che vogliono gettare il nostro paese nel cesso, così sono liberi di fare quello che vogliono.


Le carriere non sono state separate.
Quindi della giustizia non interessa un ca**o a quelli che hanno votato NO, che ignorano che negli ultimi 30 anni è stata la Sinistra stessa a proporre questo referendum senza mai portarlo avanti.
Gli interessa solo cantare Bella Ciao senza nemmeno sapere che non è mai stata una canzone partigiana.
Gli interessa solo, e qui parlo dei politici, iniziare una corsa immaginaria alle primarie con l’ansia di far tornare il PD al potere di modo che rovini definitivamente il paese.
Gli interessa avere le moschee, potere esercitare la sharia, stuprare le donne e le bambine italiane, commettere crimini e violenze a loro piacimento perché tanto poi i giudici amiconi li liberano e i danni li pagano le vittime.

E l’Italia cola a picco.
E dire che siamo stati una potenza mondiale, in passato, un paese di grande cultura, di rinnovamenti, un paese fatto di brave persone.
Adesso invece le brave persone la prendono sempre in c**o, vivono con stipendi e pensioni da fame, pagano per tutti quelli che hanno votato NO, per tutti gli stranieri che ci invadono con la complicità della Sinistra e delle toghe rosse.

Ha ragione mio cognato, che come mio marito di italiano ha solo il nome (nomi scelti da mia suocera) a dire che la maggior parte degli italiani sono da rinchiudere e buttare via le chiavi.
Cosa mi consola?
Che non vivo più in Italia.
Dopo la laurea io e Giulio siamo andati a vivere nel suo paese, di cui ormai ho la cittadinanza e ne vado fiera.
Un paese bello, pieno di civiltà, di arte, di cultura, di quei valori che un tempo erano stati anche italiani.
Un paese dove gli stranieri non vengono per invadere, ma per integrarsi, lavorare e portare benessere.
Un paese che l’Europa teme senza motivo, perché guidato da gente cre**na e popolato da persone altrettanto cre**ne.

E per il resto, pensiamo che Dante aveva ragione secoli fa quando diceva ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello!



Siamo tutti cloni!!!

Eddie è un bambino molto sveglio, per la sua età, infatti alcuni dei corsi che frequenta sono già dell’anno successivo al suo.
Dico questo perché l’altro giorno, in compagnia di suo padre, vede in rete una pubblicità antitruffa che parla di clonazione degli account smartphone e così ha chiesto cos’è un clone.
Un clone, a livello scientifico, è la copia identica di una creatura vivente generata da riproduzione asessuale, partenogenesi o ricreata in un laboratorio.

Eddie è soddisfatto del video per bambini (grazie Youtube Kids) che ha spiegato la questione in modo semplice.
Io no, perché mi è venuta in mente una cosina.
Ma può una persona essere il clone online di un’altra?
Non sto parlando di reati gravi come il furto di identità, di account o, appunto, la clonazione dei dati sensibili di pc o smartphone.
Io parlo di gente vera.
Esempio (mi raccomando, i nomi me li sono tutti inventati!): Peter ha un blog che parla di fotografia, anche Mark ne ha uno.
Peter ama esprimersi attraverso le fotografie di paesaggi e animali, senza condividere dettagli e immagini della sua vita privata, non si sbottona con i suoi lettori ed è una persona tranquilla.
Anche Mark è così.
Entrambi sono tifosi sfegatati dei Lakers.
Allora, secondo una teoria pseudoscientifica valida come quella del Covid o della Co2 che ammazzerebbe il mondo, Peter e Mark sono la stessa persona che si diverte a prendere in giro le altre persone inventandosi due distinte personalità.
Lo so, questo gioco di parola incasina la testa.

Lascio perdere il fatto che, per come vanno le cose oggi, preservare la propria privacy non è più un diritto ma un dovere.
Dico solo che, ragionando con questa teoria della nouvelle science, allora tutti sono o sono stati cloni.
Non esiste persona al mondo che non abbia qualcosa in comune con qualcun altro, o che non faccia qualcosa che qualcun altro ha già fatto o fa.
Magda è una pasticcera con mille account social e posta video e foto ogni dieci minuti. Lo fa anche Annie. E allora sono cloni.
Ben è un musicista con un canale youtube di successo. Lo è anche Eric. Sono cloni.
Cristina è una poetessa vegana un po’ riservata che non ama condividere i ca**i suoi con tutti. Anche Margherita lo è. Allora sono cloni.
Dick è un nerd sfigato che non è riuscito nella vita e odia tutti coloro che hanno avuto successo. Will è come lui. Sono cloni.

Tutti siamo cloni!!!
Le persone della stessa etnia sono cloni, quelle che sono nate lo stesso anno (a volte anche lo stesso giorno) sono cloni, chi vive nella stessa regione o città è un clone, chi ha lo stesso nome o lo stesso cognome è un clone, chi pratica la medesima professione è un clone, chi segue gli stessi hobby/sport di un altro è un clone, chi è famoso è un clone, chi non è famoso è un clone!
Il solo univo, vero, non clone è Dio.
E basta

Il sesto giorno scansati, per favore, che sei una mezza sega in confronto al creatore di questa teoria!
O semplicemente le persone che ho inventato, i famigerati cloni che un giorno invaderanno il mondo, sono persone normali a cui di queste teorie tirate fuori dal vuoto cerebrale cosmico di un inutile pseudo scienziato (che niente sa di scienza ma tutto sa di ca**ate) non interessa nulla.



Ma anche basta!


Io lo dico e lo ripeto che la chat delle mamme (in teoria dei genitori, ma i padri si dileguano sempre) non serve a niente.
È peggio dell’aria fritta.
È anche un troiaio, volendo dirlo in toscanaccio puro.
Infatti è successo che M. (uso le iniziali per rispetto della privacy) ha pensato bene di scrivere un post sul gruppo whatsapp dove prendeva in giro J. per la tuta da ginnastica lilla che indossava durante l’assemblea di classe.
Ora, voglio dire, già mi stanno sulle palle quelle persone che si credono simpatiche nel fare del male, sputtanare e dire falsità sugli altri, ma trovo che siano anche scemi quelli che lo mettono nero su bianco, che si tratti della chat, di un social o di un blog.
Sono stupidi perché prima o poi la tale persona viene a conoscenza di ciò che è stato scritto, e allora sono ca**i.
Infatti J. lo ha saputo, come poteva soltanto succedere, e ha reagito aspettando M. fuori dalla scuola e dicendogliene quattro.
Reazione direi più che giusta.
E adesso cosa fa M.?
Continua a scrivere sulla chat che lei non c’entra niente, che non è colpa sua, che è stata fraintesa, che adesso le altre mamme non le parlano (io mi chiamo fuori, non le parlavo nemmeno prima) e lei non capisce perché...
E io ho silenziato la chat, perché ne ho piene le scatole di queste sceneggiate del giorno dopo. Scrivi insulti e falsità?
La persona che hai preso di mira se ne accorge e ti fa il culo a strisce?
Il problema è solo tuo.
Risolvilo.

I soliti coglioni




Ricordatevi sempre che voi continuate e continuerete a fare parte… leggere sotto👇


p.s. I morti dall’aldilà non visionano i blog.